E se fosse questa la verità su Batman? (parte 2)

Le parole di Joker continuavano a rimbombarmi nella testa.

In ufficio attaccai alla lavagna tutte le prove e le dinamiche di quella storia, ma non avevo molto in mano, c’era il furto di un aereo e un’evasione, stop. Cos’è che non riuscivo a vedere? Su una cosa certamente Joker aveva ragione, il piano era stato curato in ogni dettaglio, anche il più insignificante. Nessun indizio, nessun morto, pochi feriti lievi, non poteva esser stata la sua vecchia banda.

Passavano i giorni e io rimanevo bloccato sui quei pochi pezzi di puzzle. Il tempo stava trascorrendo troppo velocemente e non riuscivo a dare un senso a praticamente niente. Scoccarono le 12 in punto quando una banca della periferia di Gotham esplose. Avevamo avvisato tutti i depositi, ma non era possibile e troppo rischioso organizzare anche il trasferimento dei soldi di tutte le banche lo stesso giorno, per poi farli rientrare il lunedì mattina. I danni furono ingenti. 
Mi stavano tutti con il fiato sul collo, e io non sapevo dove sbatter la testa. Avevo tempo un’altra settimana, poi sarebbe scoppiato il caos tanto amato da Joker. 

Ormai rassegnato, arrivai alla conclusione che un folle si potesse catturare solo con idee folli. 
Decisi di tornare ad Arkham, sapevo chi avrebbe potuto intuire quello che a me stava sfuggendo, ma non sapevo se mi avrebbe aiutato. E non avevo nessuna moneta di scambio. 

“Salve, sono il Commissario Gordon, avrei bisogno di far visita a Nygma.”
Mi ritrovai a camminare per i corridoi freddi di quel posto ancora una volta a distanza di pochi giorni.
“Ciao Edward, sono Gordon, come te la passi?”
“Commissario Gordon! Ma quale onore vederla! Ho sentito che c’è stato un po’ di trambusto in città in questi giorni! Quel mattacchione del clown è riuscito a scappare. È così grezzo, poco raffinato, sconclusionato.”
Giacca verde, occhiali da lettura, bombetta in tinta, scarpe lucenti, non era cambiato di una virgola, era sempre lui, sempre uguale, Edward Nygma, alias l’Enigmista. 

Si può dire che lui e Joker siano due poli opposti, uno machiavellico, colto, metodico ai limiti dell’ossessione, quanto caotico, poco strutturato, imprevedibile l’altro. Per la distanza tra i loro modi non si stimavano, ma nemmeno si ostacolavano, due squali che passano la vita a nuotarsi accanto, quasi sfiorarsi, senza mai attaccarsi o allearsi. Sapevo come stuzzicare la sua curiosità, ma dovevo essere cauto, per non bruciarmi quell’unica possibilità.
“Edward, vado subito al dunque. Joker mi ha lasciato un rompicapo che proprio non riesco a sbrogliare.”
“Commissario Gordon, perché una mente come la mia dovrebbe abbassarsi a risolvere qualcosa di tanto grezzo e basico come può essere un piano del pagliaccio? Aiutare la polizia senza avere niente in cambio? Commissario, sa già quale sarà la mia risposta.”
“Invece avresti molto in cambio, non solo dimostreresti che l’Enigmista è in grado di risolvere anche i piani meglio elaborati, ma pensaci bene Ed, avresti un passatempo, un rebus sul quale la tua mente potrebbe finalmente tornare a lavorare attivamente, e non quelle insulse e banali parole crociate.”
A queste parole, pronunciate con enfasi ma con tono calmo vidi i suoi occhi accendersi, era mio, lo avevo in pugno, era il momento di colpire. 
“Joker mi ha detto che chi ha ideato questo piano è un vero genio,  che ha agito nell’ombra per molti anni, senza mai farsi notare. Mi ha assicurato che non è opera sua, ma si tratta di qualcuno che ha sempre orchestrato alle vostre spalle e alle nostre… Una mente talmente abile da impressionare anche lui…”

Un leggero sorriso nacque sulle fini labbra di Nygma.
“Cos’è quella cosa che ti solletica senza farti ridere, ma tanto da toglierti il sonno?”
Ci pensai qualche istante e poi risposi: “La curiosità, Ed.”
“Esatto, Commissario, esatto! E lei ha pungolato la mia. Mi dica tutto, senza tralasciare niente!”

Gli raccontai tutto, per filo e per segno, ogni dettaglio, ogni virgola, ogni sospiro. Nygma mi fece ripetere gli avvenimenti così tante volte da nausearmi, volle una copia di tutto il materiale e una mia registrazione mentre gli esponevo per l’ennesima volta tutto ciò che sapevo a riguardo, poi mi congedò, ancora intento a guardare le foto e i verbali. Era in assoluto la mente più brillante che io avessi mai conosciuto, peccato avesse deciso di passare al lato oscuro della forza... Nella polizia avrebbe fatto una carriera strepitosa.

Adesso che Nygma stava lavorando su quel mistero, io potevo tornare a occuparmi solo di Joker, unendomi alla S.W.A.T. e agli altri agenti. Setacciammo tutti i vecchi rifugi, i club che frequentava in passato, i magazzini abbandonati, non si trovava da nessuna parte.
Passò un’intera settimana, un’altra banca venne fatta saltare in aria, la città andò nel panico, i cittadini si riversarono agli sportelli e nei bancomat per prelevare i loro soldi, le banche furono costrette a chiudere nel giro di poche ore. Il caos tanto amato e agognato da Joker era divampato. 

Mi stavo districando tra una riunione e l’altra quando mi squillò per l’ennesima volta il telefono, ma questa volta era Arkham, mi venne un tonfo al cuore, risposi.
“Commissario, Edward Nygma ha chiesto di lei.”
Sgattaiolai fuori dalla centrale e guidai verso il manicomio senza pensare ad altro, senza più rispondere al telefono o alla radio. 

“Nygma, sono qui, cos’hai scoperto?”
L’enigmista era lì, in piedi, con tutti gli incartamenti attaccati al muro in modo scrupoloso, e altri fogli distribuiti sul tavolo della sala interrogatori. 
Sorrideva, soddisfatto, come un bambino che aveva imparato una poesia a memoria.

“Commissario, se lo hai è solo tuo, lo puoi condividere con chi vuoi, ma se lo condividi non lo hai più, che cos’è?”
“Edward, non lo so, non sono bravo con gli indovinelli… per l’amor del cielo, non possiamo andare al dunque?”
“No Commissario, aveva ragione il giullare. Questo piano è geniale, nemmeno io lo avevo capito fino a questo momento, e mi chiedo come abbia fatto ad arrivarci lui, la cosa mi sorprende molto… 
La soluzione tu avrai se agli indovinelli risponderai… - cantilenò - Se lo hai è solo tuo, lo puoi condividere con chi vuoi, ma se lo condividi non lo hai più, che cos’è?”
“Ok, fammi pensare… è solo mio, ma se lo condivido con altri non ce l’ho più… Ci sono!! Un segreto!!”
“Esatto Commissario Gordon, esatto! Dietro a questa faccenda si cela il segreto a cui tutti noi volevamo una risposta, era lì, davanti a noi, al centro di tutto e ora abbiamo la soluzione!”
“Di che segreto parli, Ed?” ero perplesso e anche un po’ preoccupato. Il tono di voce di Nygma era serio, non stava giocando, c’era davvero qualcosa di grosso dietro a tutta questa storia, si voltò verso i fogli appesi e continuò: 
“Dietro a questi verbali non si cela un semplice furto e un’evasione. Quando ho capito cosa rappresentassero nemmeno io volevo crederci, quindi Commissario, prima di continuare è meglio che faccia disattivare microfoni e le telecamere, nessuno deve sapere quello che sto per dirle.”
Non capivo se fosse un trucchetto o se stava parlando seriamente.
“Edward, mi spiace, ma non posso farlo.”
“Commissario, si fidi, alla fine mi ringrazierà per questo mio atto di discrezione…” 
Presi il telefono e chiamai il direttore, gli chiesi di spegnere i microfoni, ma non le telecamere e di far allontanare le guardie.

“Farà fatica a credere alle mie parole, quindi non salti subito a conclusioni affrettate e cerchi di essere sincero con me. Lei sa chi è Batman, Commissario?”
“Batman? No Edward, non lo so, ma cosa c’entra?”
“Commissario, Batman è il centro di questa storia, non lo ha ancora capito?! - sbottò infuriato, poi si ricompose – Commissario, mi vuole dire che dopo tutti questi anni fianco a fianco con lui non si è mai chiesto chi fosse e non è mai giunto alla soluzione di questo mistero?”
“Me lo sono chiesto per molto tempo, poi ho capito che non mi importava saperlo, Batman era un simbolo, poteva essere chiunque di noi. E non ho più indagato oltre.”
“Si fermi per un attimo a questo: Batman è un simbolo. E ora guardi qui, tra i documenti che mi ha portato, cosa vede?”
“Un aereo usato per l’evasione di un pazzo criminale...”
“Si fermi ai simboli, Commissario. Se fosse stato rubato un autobus della scuola, e fosse evaso un ladruncolo, sarebbe stata la stessa cosa?”
“No, certo che no, la notizia ha avuto un eco mondiale… ha fatto il giro del Mondo… Aspetta un attimo… Mi stai per caso dicendo che chi ha organizzato tutto lo ha fatto solamente per attirare l’attenzione di Batman?? L’obiettivo non era Joker?!”
“BINGO!!”
“Se così fosse… No, non può essere Nygma! Perché costringere Batman a tornare ora che se n’è andato?”
“Ci stiamo arrivando, ancora un po' di pazienza...
Che cosa è difficile da trovare ma facile da perdere, vale più dell'oro ma costa meno di un centesimo?”
“Difficile da trovare, vale più dell’oro… un amico?”
“Proprio così...”
“Ma Joker non ha amici! E se anche li avesse non sarebbe venuto da me per chiedermi di arrestarli!!”
“Non di Joker…ma del mezzo topo e mezzo uccello: del pipistrello!!!”

Mi paralizzai. Ma cosa stava dicendo? Continuavo a seguire il suo ragionamento solo perché si trattava di Edward Nygma, ma niente di quello che pronunciava aveva senso!
“Nessun amico di Batman può volere Joker libero per le strade di Gotham! Ti stai sbagliando, Ed, ti stai sbagliando alla grande. Cosa stai dicendo? Davvero, basta con i giochetti, non riesco a seguirti, di cosa diamine stai parlando?!”
“La risposta è sempre stata lì, in mezzo a noi, Commissario, proprio in mezzo a noi!”
“In mezzo a noi? Ma chi è che è sempre stato in mezzo a noi?” 

Mentre Nygma mi parlava mi dava le spalle, guardava la città in lontananza fuori dalla finestra, un brivido mi attraversò la schiena, quasi mi cedettero le gambe, mi appoggiai bruscamente al tavolo e sussurrai: “La Wayne Tower è il centro della città, è in mezzo a noi…”
Nygma non si voltò, rimase in silenzio e continuò a guardare l’orizzonte dal riquadro vetrato. Mi sedetti, privo di forze.
“Non è possibile, non può essere così… non ha senso… come ti è venuto in mente di… mi prendi in giro, vero?”
“Lo dica, Commissario, forza…”
Bruce Wayne… Bruce è Batman?” sussurrai incredulo.
“Eureka, ecco il segreto che tutti noi bramavamo, era davanti ai nostri occhi.”

“Ammettiamo che anche così fosse, fingiamo per un solo istante che sia vero, che Bruce sia Batman… ma non c’è nessuno collegamento con tutta questa storia… e le tue sono solo supposizioni, non hai prove di quello che stai dicendo…”
“Sarà tutto più chiaro tra poco, dobbiamo tornare indietro di molti anni per districare questa storia… solo arrivando alla conclusione ho potuto comprendere il principio… nasce tutto da una cosa che si rompe se non viene mantenuta, caro Commissario…”
“Nasce da una promessa, un giuramento?”
“Proprio così. Un giuramento fatto ad un piccolo uomo in lacrime che aveva appena perso i genitori in un vicolo buio della città, per mano di un delinquente da quattro soldi… Se lo ricorda quel giorno, vero?”
“Si, come se fosse ieri. Sconvolse tutti. Quel ragazzino pallido ed esile, tremante per il freddo e la paura, seduto su una sedia in centrale, con le lacrime che gli rigavano il viso…”

“Si è mai chiesto se sia nata prima la gallina o l’uovo?” intervenne bruscamente l'Enigmista.
“Edward, ma cosa c’entra??!! – sbottai irritato per il suo atteggiamento – Cosa diavolo c’entra tutto questo?”
“Non si arrabbi, siamo vicini, molto vicini, ma questa domanda è fondamentale per la comprensione del quadro generale…” 
“Ed, te lo chiedo per piacere, arriva al dunque! – dissi ormai rassegnato – non lo so, non credo ci sia mai stata una soluzione a questo quesito… Non lo so Edward, davvero, dimmelo tu!”
In quel momento Nygma si voltò verso di me, mi raggiunse al tavolo e si sedette di fronte a me.
“Ancora una volta ha ragione, Commissario, a quella domanda non è mai stata trovata una risposta… ma se la traslassimo alla nostra storia? Si ricorda Gotham nel periodo in cui vide quel giovane bambino in lacrime? Si ricorda come fosse oscura, tenebrosa, corrotta, malsana, in mano alla malavita?”
“Perfettamente, Ed.”
“Già… ma poi un giorno è arrivato Batman! L’affascinante uomo-pipistrello… e si ricorda cos’è successo dopo?”
“Ha sconfitto la criminalità e ha ripulito le strade di Gotham…”
“Intendevo subito dopo… 
Se andrà a controllare i verbali dell’epoca troverà una cosa interessante… Gotham era piena di delinquenza e di criminali, senza ombra di dubbio, ma di quelli che poi avete definito <<super-criminali>> non c’era nemmeno l’ombra… e da qui la domanda: è nato prima Batman, o sono nati prima i super-criminali?
Adesso Commissario i puntini iniziano ad unirsi e a formare un disegno più preciso… Abbiamo una promessa, abbiamo un giovane che vuole essere un eroe ma non ha cattivi da combattere e, infine, abbiamo un amico…”
Rimasi in silenzio, con un’espressione attonita scolpita sul viso.
“Un giovane uomo, Commissario, che aveva appena perso tutto! A cui rimaneva un solo unico amico, disposto a qualsiasi cosa pur di vedere quel bambino tornare a essere felice. Questa fu la promessa che gli fece, e che mantenne all’insaputa del ragazzino. Un vecchio signore, sempre nell’ombra, famoso per la sua lealtà e la dedizione verso quel bambino, che fece una promessa: dargli una nuova ragione di vita, un motivo per tornare a lottare!”
Tremai. Letteralmente. Scosso da un violento brivido lungo la schiena.
“Edward… - balbettai – dillo chiaramente, non voglio nemmeno credere a quello che sto pensando. È del tutto impossibile…”
“Ma è così, Commissario. Alfred Pennyworth, il vecchio maggiordomo silenzioso, ha passato parte della sua vita a scovare i peggiori criminali del Mondo e a creare i presupposti per farli arrivare a Gotham, semplicemente per vedere il piccolo Bruce che si distraeva da tutto il male che aveva dovuto sopportare. Ma adesso Bruce ha deciso che quella vita non gli piace più e se n’è andato, lasciando il suo amico, consigliere, tutore, da solo… E Alfred ha pensato di ricreare le circostanze per far tornare il bimbo adorato a casa, da lui, un’ultima volta… Così ha studiato il furto di un aereo di famiglia per mettere in atto l’evasione del nemico per eccellenza di Batman, il più pericoloso, colui che solo Batman e nessun altro può fermare, con la speranza che la notizia avrebbe raggiunto Bruce, ovunque si trovasse…”
“No, non è vero, è tutto frutto della tua mente fissata con gli indovinelli… - mi alzai e andai dalla parte opposta della stanza, mi mancava il fiato, allargai la cravatta per respirare meglio – non puoi pensare veramente quello che stai dicendo… semplicemente non è possibile…”
“Commissario, lei mi ha concesso la fortuna di lavorare all’intrigo più grande della mia vita, non vedo per quale motivo dovrei mentirle… può anche non fidarsi di me, uscire da quella porta e provare a catturare il clown… oppure arrestare il signore Pennyworth… A lei la scelta.”

Uscii da Arkham barcollando, le gambe sembravano di pongo, risalii in macchina e tornai a casa quasi senza accorgermi che stavo guidando. Era ormai buio e tirava un leggero vento gelido.
Quando entrai in casa alzai la testa, attratto dall’odore di fumo. Seduto sul mio divano c’erano Joker e Harley, abbracciati mentre lui fumava una sigaretta e lei masticava un chewingum rosa. 
“Cosa ci fai qui?” chiesi ormai rassegnato e sfinito da tutti gli avvenimenti di quella giornata, non ero in grado di fronteggiare anche lui.
“Ciao amico mio. Adesso Jim ti spiegherò come andrà. Io e Harley non abbiamo più nessun interesse a stare a Gotham. Prima di far esplodere le banche le abbiamo rapinate e abbiamo abbastanza soldi per il resto della nostra vita. Quindi usciremo da quella porta, prenderemo il jet dei Wayne e andremo via per sempre… ma, perché c’è sempre un ma che lascia qualche secondo di suspence, questo succederà solo se…”
“Solo se…” ripetei meccanicamente.
Joker guardò Harley, sorrise e le chiese: “Solo se, cosa, amore?”
Lei lo guardò con gli occhi di un’adolescente innamorata: “Solo se niente. Finirà così. Punto. A meno che il caro poliziotto non voglia morire stasera cercando di fermarci!”
Joker si voltò verso di me: “Esatto Jim, AHAHAHAHA, sentito la signora? Io non credo che tu voglia morire proprio stasera… Io non ho più voglia né di farmi inseguire né di scappare. AHAHHAHAH. Ma se vuoi uno spazietto per ucciderti lo trovo ancora…”
Si alzarono, mi vennero incontro e si fermarono. In quell’istante sentii il rumore dell’aereo sopra il palazzo.
“Caro Jim – mi disse Joker a pochi passi da me, mettendomi una mano sulla spalla – non fare cose stupide, io e te siamo vecchi amici AHAHAHA, sono passato solo per salutarti AHAHAAHA. A mai più rivederci Commissario Gordon! AHAHAHA”
Si diressero verso la finestra, Joker fece uscire Harley, poi si voltò e ridendo concluse: “Ah, per l’altra faccenda, quella del vecchio maggiordomo, io terrò la bocca chiusa…” disse passandosi la mano sulle labbra mimando una chiusura a zip, saltò fuori e si aggrappò alla fune che scendeva dal jet in volo sopra di noi “E tu caro Jim? Tu cosa farai? AHAHAHAHAH.”

Ero troppo scosso da tutto quello che era successo quella giornata per poter pensare di muovere un solo dito. Ero così sconvolto che non ricordavo nemmeno da quale parte tenessi solitamente la pistola, non ricordavo nemmeno se avessi la pistola con me in quel momento. Sperai di svegliarmi di colpo e di scoprire che tutto quello era stato solo un lungo e orribile sogno. 

Troppo stanco sia per rimanere sveglio che per andare a dormire, passai la notte lì, su quel divano, con una bottiglia di whiskey per compagna. Cosa dovevo fare?
Nessuno avrebbe creduto a quella versione, e io non avevo alcuno straccio di prova!
Potevo inseguire Joker, ma la verità è che non ne avevo più le forze, quando lo vidi uscire così pacificamente da quella finestra mi sentii sollevato.
Avrei potuto cercare Bruce, ma se non si faceva trovare da Alfred figuriamoci se avrebbe parlato con me.
Era solo. Custode del più grande segreto della città.

Sorse il Sole, i primi raggi venivano bloccati dagli alti palazzi, e io non avevo ancora preso una decisione su cosa fare.
Rimasi immobile, con la bottiglia ormai vuota a fissare la finestra.
Presi il telefono, feci il numero.
“Buongiorno. Casa Wayne, con chi parlo?”
“Buongiorno Signor Pennyworth, sono il Commissario Gordon.” dissi glacialmente.
“Ah buongiorno Commissario, com’è mattiniero! Ha novità sulla vicenda del jet rubato?”
“Si, le ho Alfred. Scavando a fondo sono venuto a conoscenza di una storia tanto incredibile quanto plausibile. Mi è servito l'aiuto dell'Enigmista, lo ammetto, ma poi anche Joker ha confermato tutto, prima di andarsene e lasciare la città per sempre...
Bruce ha deciso di seguire la sua felicità, e lei dovrebbe essere felice per questo, non dovrebbe cercare il modo di farlo tornare a casa. Gotham è il suo passato, ormai. Joker non si farà più rivedere e Batman non ha motivi per tornare. Ora che è finalmente un uomo felice, anche lei dovrebbe fare di tutto perché le cose rimangano così come sono, non il contrario. Se penso a quante persone sono state messe a repentaglio dalle sue azioni mi verrebbe voglia di... ma lasciamo stare. Però l'avverto, se dovesse succedere qualsiasi altra cosa, giuro che diventerò il suo peggior incubo!
Il silenzio dall’altro capo del telefono venne interrotto solamente da un: “Capisco. Ha ragione. Buona giornata Commissario Gordon.” E riattaccò. 

Fu l’ultima volta che sentii Alfred Pennyworth.
Qualche tempo dopo scoprii che era partito, era andato a godersi la pensione su un’isola tropicale.
Per un attimo mi domandai se fosse la verità o solo la versione ufficiale. Ma poi mi dissi che quella sarebbe stata l’unica versione che avrei voluto sentire. 

Questa storia finiva così.
 


 

Fine.


Racconto liberamente ispirato ai personaggi DC Comics, frutto della mia fantasia.

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