Vi osservo da quando eravate solo un branco di adorabili e dispettosi
mocciosi.
Vi ho visto, anno dopo anno, cambiare, evolvervi, crescere.
Avete avuto estati più o meno memorabili e, vista la vostra fedeltà, quest’anno ho deciso di farvi un regalo. Quest’estate, fidatevi, ve la ricorderete a lungo.
Mettetevi comodi e godetevela tutta. È l’estate del 2021…
È la 1:50 di una ventilata notte di inizio agosto.
Sei seduto ad un tavolo di un bar come migliaia di altre volte, con in mano la tua birra ghiacciata.
Il rumore di sottofondo è persistente e a tratti ti impedisce di sentire le parole delle persone sedute intorno a te. Allora smetti di ascoltare e le osservi, una ad una.
Sulle tue labbra si delinea un sottile sorriso nato dall’appagamento e dalla serenità che finalmente senti nascere dentro di te. Capisci che non c’è altro posto dove ti sentiresti più a casa di così.
In un momento epifanico ti rendi conto che le persone che hai vicino, sedute a quel tavolo, sono diverse da come i tuoi occhi le vedono. Su quasi tutti inizi a notare il passare inesorabile del tempo. I primi capelli grigi, le prime rughe, i chili di troppo.
Questo è quello che osservano i tuoi occhi, come se vedessi quelle persone per la prima volta, ma non è quello che vedono.
Sei seduto ad un tavolo del “vostro” bar come migliaia di altre volte, circondato da un gruppo di amici, per i quali il tempo si è fermato. Li vedi ancora come se avessero tutti tra i 20 e i 25 anni, e per ognuno di loro hai fissato nella tua mente un’immagine ben precisa, che il semplice passar del tempo non sarà in grado di mutare.
Accecanti flashback ti riportano alla memoria la prima volta che hai visto quei visi, quei sorrisi, quegli sguardi tra le vie e le spiagge di questo luogo. E sono tutti ricordi stupendi!
Vorresti fissare questo momento nella tua mente, insieme ai tanti altri che ti porti dietro e che hanno loro come protagonisti. Ma sai che probabilmente non succederà. Così cerchi di gustartelo al massimo, con in mano la tua birra, come se fossi al cinema.
Li guardi mentre sorridono, mentre si prendono in giro, mentre parlano di sesso, di sport, di cinema, di armocromia, di programmi per il futuro e di sogni. Come se quella fosse una sera come tante altre, e invece ti ricordi che alcuni di loro non li vedi da almeno 2 anni, altri da 5, altri invece da un paio di settimane, ma non fa differenza, non è importante, perché tanto, con loro, il tempo si è fermato tanti tanti anni fa, in una sorta di spirale hegeliana: siete le stesse persone, nello stesso posto, ma a un livello più alto, sempre più complici, sempre più legati, sempre più amici.
Guardandoti indietro vedi tutta la strada fatta insieme. E torni a sorridere.
I tuoi pensieri vengono bruscamente interrotti dall’esplosività di una delle ragazze. È quasi l’ora del tramonto, l’ocra e l’arancio del cielo vi avvolgono. Propone di fare un brindisi e di immortalarlo con un autoscatto.
Queste non sono semplici fotografie digitali: sono diapositive che a random andrai a ripescare nei cupi pomeriggi invernali.
Posiziona il telefono cercando di farlo stare in equilibrio nella giusta inclinazione.
Parte il countdown: 5, poi scatta il 4, poi il tempo si blocca, si ferma tutto il resto del mondo, tranne quella ragazza. È una cosa che in questo luogo capita molto spesso. Le persone, qui, vanno ognuna alla propria velocità, e il tempo le accompagna con cadenze studiate ad hoc.
Si volta con in mano un foglio formato A3, sopra al quale c’è una scritta decisa, marcata, di uno spesso pennarello nero.
I tuoi occhi si spostano dal conto alla rovescia e si dirigono verso quelle macchie di inchiostro, mentre l’espressione che avevi assunto per la foto rimane immutata.
Esattamente come un negativo prende vita trasferendosi su un foglio immerso nel buio di una camera oscura, così anche le scritte davanti a te vengono catturate dal tuo cervello e prendono forma, lettera dopo lettera, fino alle ultime due, le più importanti di tutte: + 1 e il viso stilizzato di un bimbo con il ciuccio.
La tua parte cognitiva traduce tutto per te, e con una silenziosa voce ti sussurra all’orecchio quello che stai leggendo.
Il tuo sguardo schizza sul viso della ragazza. Sorride felice come tante altre volte le hai visto fare, ma questo sorriso è diverso da tutti gli altri. Ti volti di scatto. Il fidanzato è seduto proprio davanti a te.
Un boato ti avvolge e incatena quell’istantanea nella tua mente. Scatti in piedi, la avvinghi in un caloroso, fragoroso, impetuoso abbraccio, pochi secondi che sembrano interi minuti, fino a quando capisci che è il momento di far condividere quella sensazione anche agli altri.
Vai dal fidanzato, solamente dall’altra parte del tavolo, ma già irraggiungibile, circondato da tutte le altre braccia. I vostri sguardi si incrociano. Trattiene le lacrime proprio un millimetro prima che potessero esplodere, come Chiellini afferrò Saka durante la finale degli Europei di calcio.
Il tempo intorno a voi torna a scorrere. Il telefono scatta la fotografia, ma non immortalerà nulla, perché non è ancora possibile ingabbiare le emozioni.
Le ragazze hanno gli occhi lucidi, sorridono, ma vorrebbero solo scoppiare in fragranti pianti di gioia. I ragazzi sono apparentemente più composti nella loro emotività, ma sono assolutamente più chiassosi. Gli abbracci e i baci proseguono, quasi fosse l’unico modo per esprimere qualcosa che il lessico italiano non è in grado di fare con la stessa precisione e sinteticità.
Ti accorgi di quanto futile ed inespressiva sia in realtà la parola “congratulazioni”, così vuota di emotività, come tutte le parole del mondo. Capisci che per queste cose le parole non sono il giusto strumento di comunicazione, accantonate per lasciar spazio a sguardi e sorrisi decisamente più rumorosi ed eloquenti.
Finalmente riesci a raggiungere il ragazzo, compagno di tanti silenzi, di sguardi complici rivolti all’orizzonte, che da sempre dicono quello che a parole non si riesce a spiegare. Vi scambiate l’ennesima occhiata, non dite niente come spesso accade tra di voi, vi abbracciate, semplicemente.
Lo stringi per trasmettergli tutto ciò che vorresti dirgli, lui ti risponde con lo stesso abbraccio. Fai un passo indietro, lo guardi e vedi che i suoi occhi sorridono, e lo fanno per davvero.
Non stanno nascondendo nulla, mostrano allo stesso tempo felicità e un po’ di paura.
È felice e spaventato, è calmo e agitato, è silenzioso, ma vorrebbe urlare.
“Diventerai papà e lo farai dannatamente bene, non aver paura, andrà tutto bene. Respira e continua a sorridere come stai facendo ora. Andrà tutto bene.”
Ti volti e rivedi il sorriso esplosivo e contagioso della ragazza. È stupenda.
Incarna tutti gli aggettivi della lingua italiana che rappresentano uno stato di felicità assoluta.
Ha già gli occhi amorevoli di una mamma che ti vuole bene in modo spassionato, di chi sa che hai rubato la marmellata ma che ti perdonerà a prescindere, di chi sorvolerà anche quando avrai fatto qualche stupidata e ti accoglierà tra le sue braccia senza remore.
Fai un passo indietro da tutto e da tutti, la testa inizia a vagare e improvvisamente torni a molti anni prima: rivedi quei due ragazzi, sono giovanissimi, si scambiano i primi sguardi, i primi corteggiamenti, a volte più espliciti, altre volte più nascosti agli occhi indiscreti degli amici, li stessi che in questo momento li stanno circondando. Fugaci amori di giovani adolescenti che scaldano intere estati, tiepidi allontanamenti, passionali riavvicinamenti e, infine, la consapevolezza che nessun’altro sarebbe stata persona più adatta per loro. Un incontro estivo di due ragazzini che da amici si sono trasformati in amanti e che poi sono sfociati nell’amore vero, puro, scelto e protetto, come l’evoluzione naturale di una farfalla, uscendo dal bozzo in tutta la loro bellezza.
Avete visto questa relazione iniziare, rallentare, incendiarsi ed ora esplodere in un figlio, che tutti amerete come una parte di voi, di questo luogo.
Deve ancora nascere e si troverà con una famiglia che conta almeno 15/20 zii acquisiti, sparsi per mezza Italia. E potrà contare su ognuno di voi, in qualsiasi momento della sua vita, voi ci sarete.
Guardi il cielo e senti la tua mente che ti sussurra all’orecchio una frase del film Hooligans: “Sapete qual è la parte migliore? Non è sapere che i tuoi amici ti guardano le spalle. È sapere che tu guardi le spalle ai tuoi amici.”
E ancora una volta torni a sorridere.
La notizia, arrivata così improvvisa e in modo così inaspettato ti lascia per alcuni giorni frastornato, disorientato, e forse anche le tue reazioni non sono state esplosive tanto quanto invece hai percepito le emozioni dentro di te. Sei felice per loro in modo autentico e ti chiedi se potranno mai capire quanto.
Il giorno diventa notte, la notte diventa giorno e passate il tempo a brindare con caraffe di spritz e birra che evaporano come acqua nel deserto. Vi fermate a guardare un cielo pieno di stelle, parlando di galassie, costellazioni e realtà parallele, come se fosse la cosa più naturale di questo universo.
Ancora emozionati dalla notizia della futura new entry, tornate subito con la mente ad un altro evento che caratterizzerà questa estate, questo luogo.
Qualche settimana prima, mentre tutti voi stavate facendo il conto alla rovescia per la partenza, vi arriva un messaggio da parte di uno dei ragazzi, che recita: “Comunque ragazzi, discorso serio. Voglio chiedere alla mia ragazza di sposarmi. E quale posto migliore per farlo se non al mare?”
Hai letto questo messaggio mentre stavi facendo rifornimento, e dall’emozione per poco non hai riempito il serbatoio di diesel al posto della benzina.
“Si sposa! Lo fa davvero! E ha deciso di fare la proposta al mare, con noi, da noi!”
Non riuscivi a pensare ad altro, cercavi di limitare la contentezza, ma non ci fu niente da fare. Eri Heidi in mezzo ai monti, eri un bambino che riceve 10 in Storia, eri Tamberi che vince l’oro alle Olimpiadi.
La data era decisa, il posto anche, il come era caoticamente chiaro nella sua mente, un po’ meno nelle vostre.
Durante la cena in riva al mare che avrebbe fatto da preambolo alla dichiarazione, il cibo non aveva sapore, il vino non aveva corpo, le conversazioni erano limitate e frastagliate, in attesa del segnale che avrebbe preannunciato l’apertura del sipario. Finito di cenare e ordinati i caffè, con uno sguardo accattivante e truffaldino, l’amico vi ha guardato e finalmente ha pronunciato: “Dai, prendiamo gli amari e andiamo a berli in spiaggia!”
Non aspettavate altro che sentire quella frase, per tutta sera non avevate pensato a nient’altro che al momento degli amari bevuti in spiaggia. Era il momento: signore e signori, si va in scena!
Un brivido corse lungo la tua schiena, e non era dovuto alla leggera brezza marina che si era alzata al calar della notte.
Il ristorante aveva allestito per la stagione delle lucine in riva al mare che rendevano l’atmosfera elegante e romantica.
Tutti i clienti avevano ormai sgomberato i loro tavoli: il locale era tutto solo per voi.
Un paio di foto, un brindisi e poi qualche trucchetto di magia, tutto esattamente come concordato.
Era teso, si vedeva a occhio nudo, i movimenti delle mani non erano fluidi come al solito e la voce a tratti tremava.
Distrattamente prendesti un sigaro aromatizzato al caffè, stavi cercando l’accendino quando ti raggiunse, chiedendoti: “Posso accendertelo io?”
Spalancasti gli occhi: quello era il secondo segnale, l’ultimo trucco prima del gran finale. Prese un fiammifero, accese il sigaro, mentre le tue mani tremavano quanto le sue. Volevi potergli dire di stare calmo, di non preoccuparsi, ma non riuscivi nemmeno a guardarlo in faccia, per paura che qualcosa potesse trapelare, e che la ragazza potesse capire cosa stesse per succederle.
Agitò il cerino violentemente tre volte e fece comparire un fiorellino rosso fuoco, che regalò all’amica incinta.
Tutto stava procedendo alla perfezione. La ragazza prese il fiore e, con la sua consueta luminosità, domandò: “Perché non ci fai vedere che trucco hai usato per conquistare lei?”, indicando la fidanzata.
Era giunto il momento.
Lentamente circondaste i due ragazzi, come le spire di un pitone avvolgono un’ignara preda, sotto quella cascata di luci a led e di stelle cadenti. Avevi le gambe di pongo, mentre fumavi il tuo sigaro e sorseggiavi il liquore alla liquirizia.
Estrasse un mazzo di carte, le mischiò, ne fece scegliere una alla fidanzata, la fece rimettere nel mazzo e rimescolò. Diede alla fidanzata una scatolina, che le fece tenere sul palmo della mano, e nella quale inserì il mazzo di carte. La ragazza era imbarazzata per esser stata messa al centro dell’attenzione dall’esuberante fidanzato. Imbarazzo incrementato dalla paura di sbagliare e far saltare il trucco. Non poteva saperlo, ma la persona davanti a lei aveva la stessa identica paura, moltiplicata all’ennesima potenza.
Il battito accelerò improvvisamente, le ragazze avevano già gli occhi lucidi, il silenzio intorno a voi era surreale.
Il ragazzo fece appoggiare l’altra mano della fidanzata sopra al mazzo di carte e le fece ruotare.
Iniziaste tutti il conto alla rovescia esattamente come vi aveva chiesto.
3: tonfo al cuore, 2: vuoto di stomaco, 1: ti mancò il respiro mentre lui si inginocchiò, sollevò la mano dal mazzo di carte e nella scatolina comparve l’anello di fidanzamento. Pochi istanti dopo, con una voce tremante, in preda all’emozione, riuscì a scandire tre semplici ma pesantissime parole: “Mi vuoi sposare?”
Impossibile descrivere quello che provaste.
Era adrenalina e serotonina, era emozione e commozione, era gioia e apprensione.
Guardavi la ragazza, ma i contorni erano sfocati, indefiniti, solo macchie di colore, e così ti accorgesti che avevi gli occhi completamente ricoperti da lacrime, che volevano scendere copiose, ma che non lasciarono mai le tue palpebre.
Quando riuscisti a farle riassorbire, la fidanzata era ancora lì, paralizzata davanti al suo ragazzo inginocchiato.
Lo guardava piena d’amore, di confusione, di imbarazzo, di incredulità. Lui la tirò a sé, stringendola tra le braccia, mentre voi eravate già esplosi in un commosso applauso.
Il ragazzo infilò l’anello al dito della futura sposa. Era perfetto.
Tutto era stato perfetto, una delle scene più belle che tu abbia mai visto.
Passasti la notte in spiaggia, guardando le stelle cadenti, assorto nei tuoi mille pensieri. In questi pensieri.
Due coppie, una delle quali nata sentimentalmente qui, avevano deciso di sfruttare questo luogo con voi come cornice di uno dei momenti più importanti della loro vita.
Tante incognite e una sola certezza: la persona che ha deciso di condividere con loro tutto questo.
C’è qualcosa di più bello da poter augurare alle persone a cui vuoi bene?
Il tempo torna a distorcersi, e così continui a non capire più a quale velocità stia andando, se è ancora fermo a dieci secondi prima o se è già arrivato a quaranta minuti dopo.
Quello che nel resto del mondo è certo come la scansione regolare e immutabile del tempo, qui non risponde alle stesse leggi fisiche. Notte e giorno si mischiano, si alternano, variano la loro durata, a tratti hai la percezione di essere in un video girato in time-lapse, in altri sei in uno slow motion dove vedi ogni singolo fotogramma della tua vita, in altri ancora addirittura hai la possibilità di rivivere il passato, in una linea temporale con un unico presente.
Vi ho visto, anno dopo anno, cambiare, evolvervi, crescere.
Avete avuto estati più o meno memorabili e, vista la vostra fedeltà, quest’anno ho deciso di farvi un regalo. Quest’estate, fidatevi, ve la ricorderete a lungo.
Mettetevi comodi e godetevela tutta. È l’estate del 2021…
È la 1:50 di una ventilata notte di inizio agosto.
Sei seduto ad un tavolo di un bar come migliaia di altre volte, con in mano la tua birra ghiacciata.
Il rumore di sottofondo è persistente e a tratti ti impedisce di sentire le parole delle persone sedute intorno a te. Allora smetti di ascoltare e le osservi, una ad una.
Sulle tue labbra si delinea un sottile sorriso nato dall’appagamento e dalla serenità che finalmente senti nascere dentro di te. Capisci che non c’è altro posto dove ti sentiresti più a casa di così.
In un momento epifanico ti rendi conto che le persone che hai vicino, sedute a quel tavolo, sono diverse da come i tuoi occhi le vedono. Su quasi tutti inizi a notare il passare inesorabile del tempo. I primi capelli grigi, le prime rughe, i chili di troppo.
Questo è quello che osservano i tuoi occhi, come se vedessi quelle persone per la prima volta, ma non è quello che vedono.
Sei seduto ad un tavolo del “vostro” bar come migliaia di altre volte, circondato da un gruppo di amici, per i quali il tempo si è fermato. Li vedi ancora come se avessero tutti tra i 20 e i 25 anni, e per ognuno di loro hai fissato nella tua mente un’immagine ben precisa, che il semplice passar del tempo non sarà in grado di mutare.
Accecanti flashback ti riportano alla memoria la prima volta che hai visto quei visi, quei sorrisi, quegli sguardi tra le vie e le spiagge di questo luogo. E sono tutti ricordi stupendi!
Vorresti fissare questo momento nella tua mente, insieme ai tanti altri che ti porti dietro e che hanno loro come protagonisti. Ma sai che probabilmente non succederà. Così cerchi di gustartelo al massimo, con in mano la tua birra, come se fossi al cinema.
Li guardi mentre sorridono, mentre si prendono in giro, mentre parlano di sesso, di sport, di cinema, di armocromia, di programmi per il futuro e di sogni. Come se quella fosse una sera come tante altre, e invece ti ricordi che alcuni di loro non li vedi da almeno 2 anni, altri da 5, altri invece da un paio di settimane, ma non fa differenza, non è importante, perché tanto, con loro, il tempo si è fermato tanti tanti anni fa, in una sorta di spirale hegeliana: siete le stesse persone, nello stesso posto, ma a un livello più alto, sempre più complici, sempre più legati, sempre più amici.
Guardandoti indietro vedi tutta la strada fatta insieme. E torni a sorridere.
I tuoi pensieri vengono bruscamente interrotti dall’esplosività di una delle ragazze. È quasi l’ora del tramonto, l’ocra e l’arancio del cielo vi avvolgono. Propone di fare un brindisi e di immortalarlo con un autoscatto.
Queste non sono semplici fotografie digitali: sono diapositive che a random andrai a ripescare nei cupi pomeriggi invernali.
Posiziona il telefono cercando di farlo stare in equilibrio nella giusta inclinazione.
Parte il countdown: 5, poi scatta il 4, poi il tempo si blocca, si ferma tutto il resto del mondo, tranne quella ragazza. È una cosa che in questo luogo capita molto spesso. Le persone, qui, vanno ognuna alla propria velocità, e il tempo le accompagna con cadenze studiate ad hoc.
Si volta con in mano un foglio formato A3, sopra al quale c’è una scritta decisa, marcata, di uno spesso pennarello nero.
I tuoi occhi si spostano dal conto alla rovescia e si dirigono verso quelle macchie di inchiostro, mentre l’espressione che avevi assunto per la foto rimane immutata.
Esattamente come un negativo prende vita trasferendosi su un foglio immerso nel buio di una camera oscura, così anche le scritte davanti a te vengono catturate dal tuo cervello e prendono forma, lettera dopo lettera, fino alle ultime due, le più importanti di tutte: + 1 e il viso stilizzato di un bimbo con il ciuccio.
La tua parte cognitiva traduce tutto per te, e con una silenziosa voce ti sussurra all’orecchio quello che stai leggendo.
Il tuo sguardo schizza sul viso della ragazza. Sorride felice come tante altre volte le hai visto fare, ma questo sorriso è diverso da tutti gli altri. Ti volti di scatto. Il fidanzato è seduto proprio davanti a te.
Un boato ti avvolge e incatena quell’istantanea nella tua mente. Scatti in piedi, la avvinghi in un caloroso, fragoroso, impetuoso abbraccio, pochi secondi che sembrano interi minuti, fino a quando capisci che è il momento di far condividere quella sensazione anche agli altri.
Vai dal fidanzato, solamente dall’altra parte del tavolo, ma già irraggiungibile, circondato da tutte le altre braccia. I vostri sguardi si incrociano. Trattiene le lacrime proprio un millimetro prima che potessero esplodere, come Chiellini afferrò Saka durante la finale degli Europei di calcio.
Il tempo intorno a voi torna a scorrere. Il telefono scatta la fotografia, ma non immortalerà nulla, perché non è ancora possibile ingabbiare le emozioni.
Le ragazze hanno gli occhi lucidi, sorridono, ma vorrebbero solo scoppiare in fragranti pianti di gioia. I ragazzi sono apparentemente più composti nella loro emotività, ma sono assolutamente più chiassosi. Gli abbracci e i baci proseguono, quasi fosse l’unico modo per esprimere qualcosa che il lessico italiano non è in grado di fare con la stessa precisione e sinteticità.
Ti accorgi di quanto futile ed inespressiva sia in realtà la parola “congratulazioni”, così vuota di emotività, come tutte le parole del mondo. Capisci che per queste cose le parole non sono il giusto strumento di comunicazione, accantonate per lasciar spazio a sguardi e sorrisi decisamente più rumorosi ed eloquenti.
Finalmente riesci a raggiungere il ragazzo, compagno di tanti silenzi, di sguardi complici rivolti all’orizzonte, che da sempre dicono quello che a parole non si riesce a spiegare. Vi scambiate l’ennesima occhiata, non dite niente come spesso accade tra di voi, vi abbracciate, semplicemente.
Lo stringi per trasmettergli tutto ciò che vorresti dirgli, lui ti risponde con lo stesso abbraccio. Fai un passo indietro, lo guardi e vedi che i suoi occhi sorridono, e lo fanno per davvero.
Non stanno nascondendo nulla, mostrano allo stesso tempo felicità e un po’ di paura.
È felice e spaventato, è calmo e agitato, è silenzioso, ma vorrebbe urlare.
“Diventerai papà e lo farai dannatamente bene, non aver paura, andrà tutto bene. Respira e continua a sorridere come stai facendo ora. Andrà tutto bene.”
Ti volti e rivedi il sorriso esplosivo e contagioso della ragazza. È stupenda.
Incarna tutti gli aggettivi della lingua italiana che rappresentano uno stato di felicità assoluta.
Ha già gli occhi amorevoli di una mamma che ti vuole bene in modo spassionato, di chi sa che hai rubato la marmellata ma che ti perdonerà a prescindere, di chi sorvolerà anche quando avrai fatto qualche stupidata e ti accoglierà tra le sue braccia senza remore.
Fai un passo indietro da tutto e da tutti, la testa inizia a vagare e improvvisamente torni a molti anni prima: rivedi quei due ragazzi, sono giovanissimi, si scambiano i primi sguardi, i primi corteggiamenti, a volte più espliciti, altre volte più nascosti agli occhi indiscreti degli amici, li stessi che in questo momento li stanno circondando. Fugaci amori di giovani adolescenti che scaldano intere estati, tiepidi allontanamenti, passionali riavvicinamenti e, infine, la consapevolezza che nessun’altro sarebbe stata persona più adatta per loro. Un incontro estivo di due ragazzini che da amici si sono trasformati in amanti e che poi sono sfociati nell’amore vero, puro, scelto e protetto, come l’evoluzione naturale di una farfalla, uscendo dal bozzo in tutta la loro bellezza.
Avete visto questa relazione iniziare, rallentare, incendiarsi ed ora esplodere in un figlio, che tutti amerete come una parte di voi, di questo luogo.
Deve ancora nascere e si troverà con una famiglia che conta almeno 15/20 zii acquisiti, sparsi per mezza Italia. E potrà contare su ognuno di voi, in qualsiasi momento della sua vita, voi ci sarete.
Guardi il cielo e senti la tua mente che ti sussurra all’orecchio una frase del film Hooligans: “Sapete qual è la parte migliore? Non è sapere che i tuoi amici ti guardano le spalle. È sapere che tu guardi le spalle ai tuoi amici.”
E ancora una volta torni a sorridere.
La notizia, arrivata così improvvisa e in modo così inaspettato ti lascia per alcuni giorni frastornato, disorientato, e forse anche le tue reazioni non sono state esplosive tanto quanto invece hai percepito le emozioni dentro di te. Sei felice per loro in modo autentico e ti chiedi se potranno mai capire quanto.
Il giorno diventa notte, la notte diventa giorno e passate il tempo a brindare con caraffe di spritz e birra che evaporano come acqua nel deserto. Vi fermate a guardare un cielo pieno di stelle, parlando di galassie, costellazioni e realtà parallele, come se fosse la cosa più naturale di questo universo.
Ancora emozionati dalla notizia della futura new entry, tornate subito con la mente ad un altro evento che caratterizzerà questa estate, questo luogo.
Qualche settimana prima, mentre tutti voi stavate facendo il conto alla rovescia per la partenza, vi arriva un messaggio da parte di uno dei ragazzi, che recita: “Comunque ragazzi, discorso serio. Voglio chiedere alla mia ragazza di sposarmi. E quale posto migliore per farlo se non al mare?”
Hai letto questo messaggio mentre stavi facendo rifornimento, e dall’emozione per poco non hai riempito il serbatoio di diesel al posto della benzina.
“Si sposa! Lo fa davvero! E ha deciso di fare la proposta al mare, con noi, da noi!”
Non riuscivi a pensare ad altro, cercavi di limitare la contentezza, ma non ci fu niente da fare. Eri Heidi in mezzo ai monti, eri un bambino che riceve 10 in Storia, eri Tamberi che vince l’oro alle Olimpiadi.
La data era decisa, il posto anche, il come era caoticamente chiaro nella sua mente, un po’ meno nelle vostre.
Durante la cena in riva al mare che avrebbe fatto da preambolo alla dichiarazione, il cibo non aveva sapore, il vino non aveva corpo, le conversazioni erano limitate e frastagliate, in attesa del segnale che avrebbe preannunciato l’apertura del sipario. Finito di cenare e ordinati i caffè, con uno sguardo accattivante e truffaldino, l’amico vi ha guardato e finalmente ha pronunciato: “Dai, prendiamo gli amari e andiamo a berli in spiaggia!”
Non aspettavate altro che sentire quella frase, per tutta sera non avevate pensato a nient’altro che al momento degli amari bevuti in spiaggia. Era il momento: signore e signori, si va in scena!
Un brivido corse lungo la tua schiena, e non era dovuto alla leggera brezza marina che si era alzata al calar della notte.
Il ristorante aveva allestito per la stagione delle lucine in riva al mare che rendevano l’atmosfera elegante e romantica.
Tutti i clienti avevano ormai sgomberato i loro tavoli: il locale era tutto solo per voi.
Un paio di foto, un brindisi e poi qualche trucchetto di magia, tutto esattamente come concordato.
Era teso, si vedeva a occhio nudo, i movimenti delle mani non erano fluidi come al solito e la voce a tratti tremava.
Distrattamente prendesti un sigaro aromatizzato al caffè, stavi cercando l’accendino quando ti raggiunse, chiedendoti: “Posso accendertelo io?”
Spalancasti gli occhi: quello era il secondo segnale, l’ultimo trucco prima del gran finale. Prese un fiammifero, accese il sigaro, mentre le tue mani tremavano quanto le sue. Volevi potergli dire di stare calmo, di non preoccuparsi, ma non riuscivi nemmeno a guardarlo in faccia, per paura che qualcosa potesse trapelare, e che la ragazza potesse capire cosa stesse per succederle.
Agitò il cerino violentemente tre volte e fece comparire un fiorellino rosso fuoco, che regalò all’amica incinta.
Tutto stava procedendo alla perfezione. La ragazza prese il fiore e, con la sua consueta luminosità, domandò: “Perché non ci fai vedere che trucco hai usato per conquistare lei?”, indicando la fidanzata.
Era giunto il momento.
Lentamente circondaste i due ragazzi, come le spire di un pitone avvolgono un’ignara preda, sotto quella cascata di luci a led e di stelle cadenti. Avevi le gambe di pongo, mentre fumavi il tuo sigaro e sorseggiavi il liquore alla liquirizia.
Estrasse un mazzo di carte, le mischiò, ne fece scegliere una alla fidanzata, la fece rimettere nel mazzo e rimescolò. Diede alla fidanzata una scatolina, che le fece tenere sul palmo della mano, e nella quale inserì il mazzo di carte. La ragazza era imbarazzata per esser stata messa al centro dell’attenzione dall’esuberante fidanzato. Imbarazzo incrementato dalla paura di sbagliare e far saltare il trucco. Non poteva saperlo, ma la persona davanti a lei aveva la stessa identica paura, moltiplicata all’ennesima potenza.
Il battito accelerò improvvisamente, le ragazze avevano già gli occhi lucidi, il silenzio intorno a voi era surreale.
Il ragazzo fece appoggiare l’altra mano della fidanzata sopra al mazzo di carte e le fece ruotare.
Iniziaste tutti il conto alla rovescia esattamente come vi aveva chiesto.
3: tonfo al cuore, 2: vuoto di stomaco, 1: ti mancò il respiro mentre lui si inginocchiò, sollevò la mano dal mazzo di carte e nella scatolina comparve l’anello di fidanzamento. Pochi istanti dopo, con una voce tremante, in preda all’emozione, riuscì a scandire tre semplici ma pesantissime parole: “Mi vuoi sposare?”
Impossibile descrivere quello che provaste.
Era adrenalina e serotonina, era emozione e commozione, era gioia e apprensione.
Guardavi la ragazza, ma i contorni erano sfocati, indefiniti, solo macchie di colore, e così ti accorgesti che avevi gli occhi completamente ricoperti da lacrime, che volevano scendere copiose, ma che non lasciarono mai le tue palpebre.
Quando riuscisti a farle riassorbire, la fidanzata era ancora lì, paralizzata davanti al suo ragazzo inginocchiato.
Lo guardava piena d’amore, di confusione, di imbarazzo, di incredulità. Lui la tirò a sé, stringendola tra le braccia, mentre voi eravate già esplosi in un commosso applauso.
Il ragazzo infilò l’anello al dito della futura sposa. Era perfetto.
Tutto era stato perfetto, una delle scene più belle che tu abbia mai visto.
Passasti la notte in spiaggia, guardando le stelle cadenti, assorto nei tuoi mille pensieri. In questi pensieri.
Due coppie, una delle quali nata sentimentalmente qui, avevano deciso di sfruttare questo luogo con voi come cornice di uno dei momenti più importanti della loro vita.
Tante incognite e una sola certezza: la persona che ha deciso di condividere con loro tutto questo.
C’è qualcosa di più bello da poter augurare alle persone a cui vuoi bene?
Il tempo torna a distorcersi, e così continui a non capire più a quale velocità stia andando, se è ancora fermo a dieci secondi prima o se è già arrivato a quaranta minuti dopo.
Quello che nel resto del mondo è certo come la scansione regolare e immutabile del tempo, qui non risponde alle stesse leggi fisiche. Notte e giorno si mischiano, si alternano, variano la loro durata, a tratti hai la percezione di essere in un video girato in time-lapse, in altri sei in uno slow motion dove vedi ogni singolo fotogramma della tua vita, in altri ancora addirittura hai la possibilità di rivivere il passato, in una linea temporale con un unico presente.
Degli amici storici del mare c’è chi ha già avuto degli splendidi bambini, c’è chi si è già sposato, chi
si sposerà tra pochissimi giorni e avrai la fortuna di essere al suo
matrimonio, di partecipare ad uno dei giorni più importanti della sua vita.
E finalmente capisci che la storia non finirà con voi.
Arriveranno i vostri amorevoli e dispettosi mocciosi che continueranno la
vostra strada, che correranno tra questi ombrelloni, che si innamoreranno, che litigheranno
e che qui troveranno amici veri su cui contare per il resto della loro vita.
Esattamente come accaduto a voi. Vivranno le stesse emozioni, porteranno nel
cuore le stesse sensazioni, costudiranno gli stessi ricordi. Probabilmente il realismo magico è nato in questo luogo, esattamente come il dolce stil novo è nato tra Bologna e Firenze.
Qui sì, tutto questo non solo è possibile, ma è l’unica realtà esistente. Il tempo è un’unità di misura troppo effimera, incostante e vulnerabile per poter esser utilizzata.
Non c’è un inizio e non c’è una fine.
Questa è la stanza dello spirito e del tempo,
è il paese delle
Meraviglie,
voi siete Donnie Darko:
questo è Interstellar.
Io sono Lido degli Scacchi, voi siete i miei amati figli e questo,
tutto questo, è sempre stato solo per voi.
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