Stavo guidando
per le vie della città, era una bella giornata, c’era il Sole e nemmeno una
nuvola all’orizzonte, l’aria della mattina era ancora fredda quando sento
gracchiare la radiotrasmittente: “Commissario, può rispondere?”
“Si centrale, ditemi.”
“Abbiamo ricevuto un’altra chiamata dal centro di recupero mentale… stanno chiedendo di lei… Il direttore ha già chiamato due volte questa mattina...”
“Ho capito, ditegli che tra venti minuti sarò da lui, passo e chiudo.”
“Abbiamo ricevuto un’altra chiamata dal centro di recupero mentale… stanno chiedendo di lei… Il direttore ha già chiamato due volte questa mattina...”
“Ho capito, ditegli che tra venti minuti sarò da lui, passo e chiudo.”
Entrare in quel posto mi fa sempre uno strano effetto, ci sono rinchiuse le menti più pericolose della città, e solo rivedere l’alto portone in ferro e le mura di cemento sormontate da filo spinato mi gela il sangue.
So già chi mi sta cercando, e la cosa non mi piace affatto. La domanda è “perché?”, e non sono così sicuro di voler sapere la risposta.
“Buongiorno Commissario. Sa già la strada e gli accorgimenti da tenere. Non si avvicini troppo, oggi ha steso tre dei nostri” mi dice una guardia mentre passo l’ultima porta chiusa elettronicamente.
Sento già la sua risata in lontananza… quanto odio quella risata.
“HA AHA HAHAHAHA HA AH AHAHHAHA
Ma ciao vecchio mio!
HA AHAHAHAAHA AHAHA”
Dopo tanti anni mi mette ancora i brividi, è una di quelle cose a cui non mi abituerò mai.
Tutte le pareti di cemento armato, il pavimento, il soffitto, tutto è pieno di scritte nevrotiche, inquietanti. Solo due lettere ripetute in maniera spasmodica.
Dopo tanti anni mi mette ancora i brividi, è una di quelle cose a cui non mi abituerò mai.
Tutte le pareti di cemento armato, il pavimento, il soffitto, tutto è pieno di scritte nevrotiche, inquietanti. Solo due lettere ripetute in maniera spasmodica.
“Commissario Gordon, vecchio amico! Perché sei così serio? Dovresti ridere di più! La vita è così dannatamente divertente! AHA HAHAHAHA HA AH AHAH. Tutta quella serietà potrebbe ucciderti, un giorno o l’altro. Non sei felice di rivedermi?”
Mentre parlava si
stava passando un sottile pettine tra i folti capelli verdi. Quell’aria
elegante e curata rende la sua personalità ancora più angosciante.“Taci J! – dissi irritato dal tono di quella voce – Mi hanno detto che mi volevi vedere e che hai dato di matto, che vuoi?”
“Mi piaci quando fai il duro, Commissario Gordon, si si, con quell’aria stanca, il tuo impermeabile logoro, le rughe sulla fronte. Ma io e te siamo amici, Commissario, non è vero? AHAHA AHA AHHAH. Dai dimmelo all’orecchio, rimarrà un segreto tra me e te, finché morte non ci separi! Giurin giurello! AH AH AHAHA AH HAHAH HAHAHAHHAH HAA HAAHA”
“J, hai altri 15 secondi, poi me ne vado e non mi rivedrai mai più. Se devi dirmi qualcosa fallo ora.”
“Ma io volevo solo sapere come stai, vecchio mio. Mi sono svegliato questa mattina e, mentre facevo colazione con la mia dose mattutina di pilloline, mi sono chiesto: <<Chissà come sta il mio amico James! Dopo tante avventure passate insieme…>> AH HAHA HAHA.”
“E per questo hai mandato all’ospedale tre inservienti, J?”
“Ho pensato che fosse il caso di farti una telefonatina. Ma a quanto pare non posso usare il telefono… e così ho dovuto pensare a un’alternativa… Non è mica colpa mia.
Eh caro Commissario Gordon, mica si trattano così i vecchi amici! Non sei più venuto a trovarmi… no no no, non si fa.
E non fare quell’espressione… Lo so cosa stai pensando, ma ti sbagli! AHAHAHAHHAH
Tu pensi che io e te siamo diversi… e invece no, noi siamo uguali. È scritto nelle stelle, amico mio! Anche i nostri nomi lo dimostrano, Jim! Siamo legati dal destino. Siamo i fratelli J&J. Siamo due gemelli eterozigoti, separati alla nascita!
AHAHA AHAH AHHA AHHAHAHAA HAHAHA”
Mentre pronunciava quell’ultima frase il suo viso aveva assunto una mimica agghiacciante, la sua voce era diventata bassa e tagliente. Nonostante lo spesso strato di plexiglass a separarci, riusciva a trasmettermi un senso di inquietudine incredibile. Era rinchiuso, si, ma per qualche strana ragione la cosa non mi faceva sentire così al sicuro.
“Pensi che dicendomi le barzellette mi farai ridere, J? Io e te, uguali?! Ah. Sei proprio divertente. I tuoi 15 secondi sono scaduti. Divertiti qui dentro.”
Mi voltai, feci
in tempo a fare un solo passo, quando la sua voce sibillina mi raggiunse, quasi
come se fosse accanto a me e mi stesse sussurrando all’orecchio, rabbrividii:
“Sono passati cinque anni, vecchio mio, non è vero? Si si, proprio oggi. Ha abbandonato tutti e due, sia te che me! Avrebbe almeno potuto lasciare un bigliettino, poteva mandarci una cartolina, e invece si è dimenticato di noi, Commissario!! AH AHHA HAHAH di me e di te AH AHAA AHA. Ti manca, non è vero? Si si, io lo so! Perché manca anche a me! AHAH AHAHAH AHAH AHAHAH AHA AHA. Noi siamo uguali, Commissario. Ha abbandonato tutti e due!! Tutti e dueeeee!! Ma dobbiamo festeggiare! È una data importante questa! Jim! AHAHAHA ha abbandonato te come ha abbandonato meeeee!”
“Sono passati cinque anni, vecchio mio, non è vero? Si si, proprio oggi. Ha abbandonato tutti e due, sia te che me! Avrebbe almeno potuto lasciare un bigliettino, poteva mandarci una cartolina, e invece si è dimenticato di noi, Commissario!! AH AHHA HAHAH di me e di te AH AHAA AHA. Ti manca, non è vero? Si si, io lo so! Perché manca anche a me! AHAH AHAHAH AHAH AHAHAH AHA AHA. Noi siamo uguali, Commissario. Ha abbandonato tutti e due!! Tutti e dueeeee!! Ma dobbiamo festeggiare! È una data importante questa! Jim! AHAHAHA ha abbandonato te come ha abbandonato meeeee!”
Mi lasciai Joker alle spalle e uscii da Arkham, mentre la sua risata e le sue urla mi accompagnavano per i corridoi illuminati dai neon.
Di una cosa però aveva ragione.
Quella notte era il quinto anniversario dalla scomparsa di Batman.
Nessuno in città sembrava essersene ricordato, solo un pazzo pluriomicida dalla risata isterica e un vecchio poliziotto dall’impermeabile logoro e dall’aria stanca, come mi aveva definito Joker.
Tornato alla mia vecchia auto ci misi un po’ a scrollarmi di dosso quella sensazione. Avrei voluto farmi una doccia, tanto mi sentivo teso. Era l’ora di andare a bere un caffè.
Erano già
passati cinque lunghi anni da quella piovosa notte autunnale in cui lo vidi
sparire, tra le tenebre, per sempre.
“Buongiorno
Giusy, un caffè e una fetta della tua torta di mele. Un pazzo mi ha detto che oggi
devo festeggiare.”
“Ecco Commissario. La vedo pensieroso, tutto bene?”
“Si, grazie, Giusy.”
Guardando il caffè fumante mi tornarono alla mente tutte le notti passate sopra il tetto della centrale. Per quasi un anno ne ho portato uno caldo come questo con me. Stavo lì, accanto al batsegnale, nella speranza che si rifacesse vivo. Quasi un anno intero, tutte le sante notti, ma niente, non si è mai fatto vedere.
“Ecco Commissario. La vedo pensieroso, tutto bene?”
“Si, grazie, Giusy.”
Guardando il caffè fumante mi tornarono alla mente tutte le notti passate sopra il tetto della centrale. Per quasi un anno ne ho portato uno caldo come questo con me. Stavo lì, accanto al batsegnale, nella speranza che si rifacesse vivo. Quasi un anno intero, tutte le sante notti, ma niente, non si è mai fatto vedere.
Volevo semplicemente dirgli addio, ringraziarlo per quello che aveva fatto per noi. Aveva acceso la speranza che questa città potesse risorgere, che c’era ancora gente buona disposta a lottare per essa. E così è stato. C’è voluto un po’ di tempo, ma alla fine, Gotham è diventata la città in cui tutti noi volevamo vivere. Grazie a lui.
Non riuscivo però a togliermi dalla testa Joker, non è semplicemente pazzo, ragiona su binari a noi incomprensibili. Ho arrestato così tanti delinquenti da aver perso il conto, ma lui è stato l’unico che ho temuto in questo modo. Lo ammetto, mi mette paura, perché per gli altri criminali si può pensare di prevedere in qualche modo le loro mosse, lui no, non è spinto da razionalità, è follia allo stato puro.
“Certi uomini non cercano qualcosa di logico come i soldi. Non si possono né comprare né dominare, non ci si ragiona né ci si tratta. Certi uomini vogliono solo veder bruciare il mondo.” [cit. Batman-il Cavaliere oscuro]
“Giusy, tutto ottimo, con la torta di mele ti sei superata! Buona giornata.”
Visto che la
giornata era così bella pensai di non tornare in centrale, e di continuare il
mio giro in auto.
“Commissario, qui la centrale…”
“Si, ditemi”
“Potrebbe tornare in ufficio? C’è una persona che vorrebbe denunciare un furto.”
“E non potete pensarci voi?”
“Commissario, è meglio che venga lei.”
Chissà cosa diavolo sta succedendo, ormai non sono più abituati nemmeno a stendere un verbale senza di me… il commissariato è a qualche isolato da qui, non ci vorrà molto.
“Eccomi, cosa
succede che non riuscite a sbrigare da soli?”
“Signore, nel suo ufficio c’è il signor Pennyworth, della famiglia Wayne, ha detto che vuole parlare solo con lei…”
“Alfred è qui? Ok… ci penso io.”
Non vedevo Alfred da molti anni, ho sempre stimato i suoi modi eleganti e educati. Sperai che non fosse successo niente di grave.
“Buongiorno Alfred, come sta? Tutto bene?”
“Buongiorno Commissario Gordon, la vedo in salute, e la cosa mi fa un enorme piacere. Mi rincresce distoglierla dai suoi doveri, immagino sia molto impegnato, ma è successa una cosa molto spiacevole.”
“Alfred, ancora con tutti questi convenevoli, chiamami Jim. Come posso essere d’aiuto?”
“Oh, vede, questa mattina ho ricevuto una telefonata da uno degli hangar di proprietà Wayne. Ecco, manca uno degli aerei privati.”
“Come manca un aereo? Mi sta dicendo che vi hanno rubato un aereo?”
“Esattamente. Prima di venire da lei ho visionato personalmente le registrazioni delle videocamere, ma sono state tutte manomesse. Ho qui una copia per lei. Abbiamo cercato di rintracciare l’aereo con il gps e la scatola nera, ma risulta sparito a largo della baia.”
“Ok, quindi l’aereo è stato rubato e poi è precipitato in mare, e avete già avviato le pratiche di recupero?”
“Oh, mi scusi, probabilmente mi sono espresso male. L’aereo è sparito. L’ultimo segnale della scatola nera indica un punto della baia, ma verificando con i satelliti non c’è nessun segno di collisione. Siamo convinti che i dispositivi di sicurezza siano stati disattivati e distrutti.”
“Mi scusi, ma come è stato possibile rubarvi un aereo? Siete la Wayne Enterprises, avete più sistemi di sicurezza voi di chiunque altro…”
“Come le ho detto, sono stati tutti disattivati, per circa venti minuti. Ho qui un fascicolo con i dati dell’aereo. È uno dei jet privati della famiglia, ormai non molto usato, era quello di rappresentanza per i viaggi all’estero.”
“Capisco. Mi metto subito all’opera e appena avrò notizie la chiamo. Bruce come sta? Se posso chiedere.”
“Molto bene, è in viaggio all’estero. Gli porterò i suoi saluti, Commissario.”
Alfred aveva un’eleganza impeccabile, sia nei modi che nell’outfit, cappotto nero spazzolato, abito gessato, gilet in tinta, camicia bianca e cravatta abbinata all’abito, scarpe lucide, passo deciso e fiero. Fu in questo modo che lo vidi uscire dalla centrale.
Guardai il fascicolo che mi aveva lasciato, l’aereo era un piccolo jet molto maneggevole e difficile da rintracciare sui radar, era grande poco più di un autobus di linea, inoltre su tutta la fiancata e sulla coda era stato serigrafato il logo dei Wayne, quindi era fin troppo facile riconoscerlo.
Non mi restava che fare un giro per i ricettatori e le officine di quel calibro, un oggetto del genere non poteva passare inosservato.
“Signore, nel suo ufficio c’è il signor Pennyworth, della famiglia Wayne, ha detto che vuole parlare solo con lei…”
“Alfred è qui? Ok… ci penso io.”
Non vedevo Alfred da molti anni, ho sempre stimato i suoi modi eleganti e educati. Sperai che non fosse successo niente di grave.
“Buongiorno Alfred, come sta? Tutto bene?”
“Buongiorno Commissario Gordon, la vedo in salute, e la cosa mi fa un enorme piacere. Mi rincresce distoglierla dai suoi doveri, immagino sia molto impegnato, ma è successa una cosa molto spiacevole.”
“Alfred, ancora con tutti questi convenevoli, chiamami Jim. Come posso essere d’aiuto?”
“Oh, vede, questa mattina ho ricevuto una telefonata da uno degli hangar di proprietà Wayne. Ecco, manca uno degli aerei privati.”
“Come manca un aereo? Mi sta dicendo che vi hanno rubato un aereo?”
“Esattamente. Prima di venire da lei ho visionato personalmente le registrazioni delle videocamere, ma sono state tutte manomesse. Ho qui una copia per lei. Abbiamo cercato di rintracciare l’aereo con il gps e la scatola nera, ma risulta sparito a largo della baia.”
“Ok, quindi l’aereo è stato rubato e poi è precipitato in mare, e avete già avviato le pratiche di recupero?”
“Oh, mi scusi, probabilmente mi sono espresso male. L’aereo è sparito. L’ultimo segnale della scatola nera indica un punto della baia, ma verificando con i satelliti non c’è nessun segno di collisione. Siamo convinti che i dispositivi di sicurezza siano stati disattivati e distrutti.”
“Mi scusi, ma come è stato possibile rubarvi un aereo? Siete la Wayne Enterprises, avete più sistemi di sicurezza voi di chiunque altro…”
“Come le ho detto, sono stati tutti disattivati, per circa venti minuti. Ho qui un fascicolo con i dati dell’aereo. È uno dei jet privati della famiglia, ormai non molto usato, era quello di rappresentanza per i viaggi all’estero.”
“Capisco. Mi metto subito all’opera e appena avrò notizie la chiamo. Bruce come sta? Se posso chiedere.”
“Molto bene, è in viaggio all’estero. Gli porterò i suoi saluti, Commissario.”
Alfred aveva un’eleganza impeccabile, sia nei modi che nell’outfit, cappotto nero spazzolato, abito gessato, gilet in tinta, camicia bianca e cravatta abbinata all’abito, scarpe lucide, passo deciso e fiero. Fu in questo modo che lo vidi uscire dalla centrale.
Guardai il fascicolo che mi aveva lasciato, l’aereo era un piccolo jet molto maneggevole e difficile da rintracciare sui radar, era grande poco più di un autobus di linea, inoltre su tutta la fiancata e sulla coda era stato serigrafato il logo dei Wayne, quindi era fin troppo facile riconoscerlo.
Non mi restava che fare un giro per i ricettatori e le officine di quel calibro, un oggetto del genere non poteva passare inosservato.
Niente da fare. Nessuno dei miei informatori storici sapeva niente. Girai per tutto il giorno come una trottola.
Un aereo non poteva essere sparito! E soprattutto non uno dei Wayne. Non si poteva volatilizzare. Riguardai anche le immagini delle registrazioni, ma erano inutili. Era la classica rogna che se fosse arrivata all’orecchio della stampa o del sindaco sarei stato rovinato. Fortuna che potessi contare sulla discrezione di Alfred.
Stava tramontando il Sole e ancora non ero riuscito a rintracciare nessuna pista utile. Nessuno sapeva niente!
Tornato in commissariato, mentre cercavo casi simili per farmi un’idea di chi potesse aver progettato un furto di un aereo, venni scosso da un boato incredibile, tanto forte da far vibrare i vetri dell’ufficio e far tremare i pavimenti. Molti antifurti delle macchine entrarono in azione. Nel frastuono generale uscimmo per strada, guardandoci intorno. Una spessa nuvola di fumo proveniva proprio da Arkham.
Rientrai di corsa in ufficio, presi la radio e strillai:
“A tutte le vetture, dirigersi sul luogo dell’esplosione. Dovrebbe trattarsi di Arkham. Ripeto, a tutte le vetture, dirigersi sul luogo dell’esplosione.”
Presi le chiavi dell’auto e mi fiondai fuori quando lo vidi, lì sopra la mia testa, l’aereo dei Wayne!
Una lunga scaletta pendeva dal portellone laterale, attaccata alla quale c’era il mio peggior incubo: Joker era evaso.
Fece due giri sopra il commissariato, e poi se ne andò, e sparì oltre i tetti dei grattacieli.
Chiamai la guardia costiera per chiedere l’utilizzo degli elicotteri, ma quando si alzarono in volo fu troppo tardi, l’aereo era sparito per la seconda volta.
Quando arrivai ad Arkham trovai ad aspettarmi il direttore della struttura.
“Cos’è successo direttore?”
“Joker e Harley Quinn sono scappati. Una doppia esplosione, probabilmente da un bazooka. È successo tutto molto rapidamente. Quando il muro perimetrale è saltato l’aereo era già sulle loro teste ad attenderli. Tutto studiato nei dettagli, l’evasione è stata messa in atto proprio durante il cambio delle guardie di quel lato dell’edificio.”
“Ci sono vittime?”
“No, fortunatamente. Qualche guardia ferita e molti pazienti agitati. Speriamo di riportare la normalità in un paio di ore, ma non sarà semplice.”
“Ok, con chi ha avuto contatti Joker?”
“Solo con lei Commissario, le uniche due visite concesse negli ultimi anni sono state le sue. Nessuna lettera, nessuna telefonata, niente. Ho già dato i nominativi delle guardie che lavorano in quel reparto ai suoi uomini.”
“Perfetto, grazie mille. Se vi dovesse venire in mente qualcosa mi chiami a qualsiasi ora!”
Come prevedibile mi suonò il telefono, era il Capo della Polizia. Gli spiegai l’accaduto, ma non mi ascoltava mentre parlavo, stava già pesando a come tutelarsi e cosa dire al Sindaco. Riusciva a ripetere solo: “Dobbiamo riprenderlo subito.”
La politica in quel momento la lasciai a lui più che volentieri.
Mi addormentai,
ormai sfinito, alle 3 del mattino.
“Jim, su svegliati, Jim.”
Quella voce sussurrata mi entrò nelle orecchie come il peggiore dei miei incubi. Spalancai gli occhi, infilai una mano sotto al materasso, dove tengo una pistola di riserva. Era sparita!
Mi voltai nel buio della mia camera da letto ma non vedevo niente, insicuro se fosse reale o frutto del mio inconscio.
Sentii il rumore di un fiammifero che si accendeva, una piccola fiammella tremante illuminò poco alla volta il viso di Joker, seduto su una sedia, nell’angolo opposto della mia camera.
Si accese una sigaretta e agitò il fiammifero fino a farlo spegnere.
La stanza ripiombò nel buio, spezzato solo dal piccolo punto rosso fuoco della sigaretta accesa.
Avevo intravisto la mia pistola, era appoggiata sulla sua gamba.
“Spero di non averti svegliato troppo bruscamente, Jim! Prima che tu faccia qualsiasi cosa ti devo avvisare che chissà, forse, ho installato dei sensori di peso sotto il tuo letto e che, se ti venisse voglia di alzarti, innescherebbero delle cariche esplosive poste nelle colonne portanti del palazzo, facendolo crollare. Pensa Jim, potresti causare la morte di quante famiglie innocenti? Forse quaranta? Non lo so, io fossi in te starei fermo, che dici?”
Lo conoscevo fin troppo bene, quello che diceva poteva essere plausibile, anzi, quasi certo. Rimasi fermo dov’ero, mentre vedevo il piccolo puntino rosso della sigaretta diventare sempre più incandescente ad ogni suo tiro, illuminandogli gli occhi carichi di pazzia.
“Ok, Joker, ti ascolto. Che cosa hai in mente? Se mi avessi voluto morto lo avresti già fatto, immagino.”
“No Jim, morto? Ma come ti viene in mente? Voglio giocare un po’ con te. Tu sei il grande Commissario James Gordon! Senza Batman per me è tutto così dannatamente noioso, tu sei bravino ma non sarai mai ai suoi livelli!”
“E allora perché sei scappato? Potevi rimanere ad Arkham.”
“AHAHHAAHHA Bravo Jim! Esatto! Ma io non sono scappato, mi hanno fatto uscire. Devo ammettere che ci ho messo un po’ ad arrivarci AHHAHAHAAH la risposta era lì, sotto il nostro naso! È geniale, un vero colpo da maestro, è stato nell’ombra per così tanto tempo, senza che nessuno si sia mai accorto che c’era lui dietro a tutto!”
“Di cosa stai parlando Joker? Non ti seguo.”
“Di chi mi ha fatto uscire, di chi mi vuole fuori e del perché, caro Jim! Quindi, facciamo un bel giochino. Ogni domenica farò esplodere una banca, bruciando tutto il denaro al suo interno, fino a quando non avrai trovato il responsabile. Sono così curioso di vedere all’opera il grande Commissario Gordon!! AHAHAHAHA”
“Joker, sei tu il responsabile di tutto. I tuoi uomini hanno rubato l’aereo, hanno organizzato la fuga, sono venuti a prelevarti e ti hanno fatto scappare. Magari non hai dato tu il via libera, ma è stato qualche componente della tua gang a mettere tutto in piedi!”
“AHAHAHHAHAHAH no no no, mio caro Jim! Quello che è stato organizzato è un piano ben studiato, pianificato nei minimi dettagli. Noi non lavoriamo così, noi veniamo spinti dalla follia, dal caos, mentre questo è opera di qualcuno meticoloso, che non lascia niente al caso.”
Le parole di Joker si mischiavano nella mia mente senza una logica. Cosa stava cercando di dirmi? Chi poteva esserci dietro a tutto questo? Chi poteva volere Joker libero per le strade? E perché me lo stava raccontando?
“Esatto, Jim! Quell’espressione! Chi? È questa la domanda!”
“Perché sei venuto da me? Perché mi stai raccontando queste cose? Non riesco a capire…”
“Perché nessuno può controllare Joker!! – urlò rabbiosamente, poi si calmò e continuò - Ecco perché, e voglio che sia tu a trovarlo e ad arrestarlo, o ad ucciderlo, scegli tu! Per me è uguale… “
“Ma se sai chi è perché non me lo dici e basta?”
“Perché non sarebbe divertente!! AHAHAHAHAHHAHAAHA tic tac tic tac, le lancette corrono.”
La sigaretta si spense e lui sparì, esattamente com’era arrivato, nel nulla, lasciando nell’aria solo l’odore di fumo.
Cercai a tentoni il telefono sul comodino e chiamai la centrale: “Mandate subito gli artificieri a casa mia!”
Venti minuti dopo sentii le sirene dei pompieri e delle volanti avvicinarsi alla mia abitazione.
“Jim, su svegliati, Jim.”
Quella voce sussurrata mi entrò nelle orecchie come il peggiore dei miei incubi. Spalancai gli occhi, infilai una mano sotto al materasso, dove tengo una pistola di riserva. Era sparita!
Mi voltai nel buio della mia camera da letto ma non vedevo niente, insicuro se fosse reale o frutto del mio inconscio.
Sentii il rumore di un fiammifero che si accendeva, una piccola fiammella tremante illuminò poco alla volta il viso di Joker, seduto su una sedia, nell’angolo opposto della mia camera.
Si accese una sigaretta e agitò il fiammifero fino a farlo spegnere.
La stanza ripiombò nel buio, spezzato solo dal piccolo punto rosso fuoco della sigaretta accesa.
Avevo intravisto la mia pistola, era appoggiata sulla sua gamba.
“Spero di non averti svegliato troppo bruscamente, Jim! Prima che tu faccia qualsiasi cosa ti devo avvisare che chissà, forse, ho installato dei sensori di peso sotto il tuo letto e che, se ti venisse voglia di alzarti, innescherebbero delle cariche esplosive poste nelle colonne portanti del palazzo, facendolo crollare. Pensa Jim, potresti causare la morte di quante famiglie innocenti? Forse quaranta? Non lo so, io fossi in te starei fermo, che dici?”
Lo conoscevo fin troppo bene, quello che diceva poteva essere plausibile, anzi, quasi certo. Rimasi fermo dov’ero, mentre vedevo il piccolo puntino rosso della sigaretta diventare sempre più incandescente ad ogni suo tiro, illuminandogli gli occhi carichi di pazzia.
“Ok, Joker, ti ascolto. Che cosa hai in mente? Se mi avessi voluto morto lo avresti già fatto, immagino.”
“No Jim, morto? Ma come ti viene in mente? Voglio giocare un po’ con te. Tu sei il grande Commissario James Gordon! Senza Batman per me è tutto così dannatamente noioso, tu sei bravino ma non sarai mai ai suoi livelli!”
“E allora perché sei scappato? Potevi rimanere ad Arkham.”
“AHAHHAAHHA Bravo Jim! Esatto! Ma io non sono scappato, mi hanno fatto uscire. Devo ammettere che ci ho messo un po’ ad arrivarci AHHAHAHAAH la risposta era lì, sotto il nostro naso! È geniale, un vero colpo da maestro, è stato nell’ombra per così tanto tempo, senza che nessuno si sia mai accorto che c’era lui dietro a tutto!”
“Di cosa stai parlando Joker? Non ti seguo.”
“Di chi mi ha fatto uscire, di chi mi vuole fuori e del perché, caro Jim! Quindi, facciamo un bel giochino. Ogni domenica farò esplodere una banca, bruciando tutto il denaro al suo interno, fino a quando non avrai trovato il responsabile. Sono così curioso di vedere all’opera il grande Commissario Gordon!! AHAHAHAHA”
“Joker, sei tu il responsabile di tutto. I tuoi uomini hanno rubato l’aereo, hanno organizzato la fuga, sono venuti a prelevarti e ti hanno fatto scappare. Magari non hai dato tu il via libera, ma è stato qualche componente della tua gang a mettere tutto in piedi!”
“AHAHAHHAHAHAH no no no, mio caro Jim! Quello che è stato organizzato è un piano ben studiato, pianificato nei minimi dettagli. Noi non lavoriamo così, noi veniamo spinti dalla follia, dal caos, mentre questo è opera di qualcuno meticoloso, che non lascia niente al caso.”
Le parole di Joker si mischiavano nella mia mente senza una logica. Cosa stava cercando di dirmi? Chi poteva esserci dietro a tutto questo? Chi poteva volere Joker libero per le strade? E perché me lo stava raccontando?
“Esatto, Jim! Quell’espressione! Chi? È questa la domanda!”
“Perché sei venuto da me? Perché mi stai raccontando queste cose? Non riesco a capire…”
“Perché nessuno può controllare Joker!! – urlò rabbiosamente, poi si calmò e continuò - Ecco perché, e voglio che sia tu a trovarlo e ad arrestarlo, o ad ucciderlo, scegli tu! Per me è uguale… “
“Ma se sai chi è perché non me lo dici e basta?”
“Perché non sarebbe divertente!! AHAHAHAHAHHAHAAHA tic tac tic tac, le lancette corrono.”
La sigaretta si spense e lui sparì, esattamente com’era arrivato, nel nulla, lasciando nell’aria solo l’odore di fumo.
Cercai a tentoni il telefono sul comodino e chiamai la centrale: “Mandate subito gli artificieri a casa mia!”
Venti minuti dopo sentii le sirene dei pompieri e delle volanti avvicinarsi alla mia abitazione.
Quel pazzo aveva
bluffato, non avevo nessun sensore sotto al letto, e nessuna carica esplosiva
era stata collegata all’edificio. Ci vollero quasi tre ore per controllare
tutto. Quando scesi dal letto non lo feci a cuor leggero, poteva succedere di
tutto, ma non successe nulla.
... to be continued in the last chapter...
Racconto liberamente ispirato ai personaggi DC Comics, frutto della mia fantasia.

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