Sicilia On The Road - Capitolo 4 - C & C (Castelmola & Catania)

Avevamo scelto di andare a Castelmola dopo Taormina senza troppe aspettative, per la sua peculiarità di avere una vista incantevole sull'Etna, pensando fosse un semplice comune come tanti altri, invece era un borgo di centinaia di anni, distante solo quindici minuti da Taormina. Uno tra i più belli d'Italia!

Raggiungemmo questo piccolissimo forte medievale arroccato su un promontorio che, da una parte mostrava il mare in tutta la sua vastità, e dall’altra, la sagoma imponente dell'Etna.
  
Faceva sempre caldissimo. Laura insisteva per bere del vino bianco alle mandorle (vino che ahimè non ritrovammo altrove e non riuscimmo più ad assaggiare... ragazzi, ogni lasciata è persa..), ma per me faceva davvero troppo caldo, continuavo a sudare come poche volte mi era capitato. Volevo solo una Coca zero. Anzi, due! Avevamo già finito l'acqua, avevamo le labbra secche e addosso ancora il sale del mare. 
Continuavo a non capire se fosse meglio tenere il cappello in testa per proteggermi dai raggi taglienti del Sole o se usarlo come ventaglio, per rinfrescare un po' il viso da quell'arsura tanto costante.

Girando tra i vari vicoli tipici dell’epoca trovammo un locale, diviso su quattro piani, ognuno dei quali aveva un piccolo balcone.
Ci fecero accomodare al terzo piano. La vista dal balcone era stupenda, ma, anziché godere della freschezza di un po’ di leggera brezza, venivamo presi a schiaffi dall’afa sempre più asfissiante. Sembrava di stare in una serra...

 



Una volta finito di bere facemmo un altro giro dei vicoli e infine arrivammo al castello ormai diroccato, nel punto più panoramico del paese. 
L’Etna era lì, proprio davanti a noi, ma le sue linee erano sfocate e poco definite. Tutto intorno a lui c’era una costante patina, una sottile nebbia che lo proteggeva dalle nostre insulse fotografie fatte con i cellulari. Lo vedevamo in tutta la sua maestosità, ma non potevamo profanare la sua immagine con i nostri dispositivi.

Anche questa volta, voltandomi per le viuzze, notai che tutto era pulito, tutto in ordine, piccoli negozietti di artigianato locale, gente silenziosa e schiva che lavorava a testa bassa, mi tornarono in mente le parole delle ragazze del b&b “…a noi messinesi ci piace stare a casa nostra, a mangiare le nostre cose...” e magari, pensai, tutto quel movimento di turisti, forse, li disturbava anche. Sapete, se il risultato di questo approccio sono posti tenuti così bene probabilmente avete ragione voi.

Quel paese era incantevole, ma era ora di ripartire, la nostra giornata non era ancora conclusa, ed eravamo solo all'inizio del nostro viaggio. Non conoscevo che tipo di strada avremmo dovuto percorrere e preferivo guidare con la luce del Sole a illuminarmi il tragitto.

Prossima destinazione da impostare sul navigatore: Catania.

La strada da Castelmola a Catania era comodissima, larga, poco tortuosa, ci si viaggiava proprio bene, e le canzoni di sottofondo, bè, quelle erano azzeccatissime per il nostro mood. Era il primo giorno e l'atmosfera di quel viaggio era stupenda.
Eccoci finalmente, quasi al tramonto, arrivare in città, ma tutto cambiò in un attimo.

Le due corsie della tangenziale finivano direttamente in città, senza svincoli o rallentamenti.

Una lunga discesa e poi un semaforo. 
Il traffico si fece di colpo frenetico, motorini che ci tagliavano la strada, auto che passavano da una corsia all’altra senza indicazioni, o che frenavano senza alcun motivo per poi accelerare di colpo. Era il caos. In un attimo fummo catapultati da uno stile di guida fluido e rilassato a uno da campionato mondiale di rally!
 
Lasciate perdere i luoghi comuni, tutti erano con i caschi e con le cinture allacciate, ma guidavano come se intorno non avessero nessuno. Era la prima volta che mi trovavo a guidare in una città siciliana e l’unico mio pensiero era “è la macchina di Laura, non rovinarla, non rovinarla, occhio a tutti, occhio a tutti, occhio a tutti, non è la tua macchina!”
In quel breve frangente fui felice di non essere in moto...

Il traffico per le vie della città aveva logiche a me sconosciute, in nessun altro paese avevo trovato uno stile di guida tanto caotico e irriverente. Volevo solo parcheggiare l'auto senza farle un graffio.

Con questa "rilassatezza" d’animo, ci addentrammo sempre di più verso il centro.

Il b&b si trovava in piena zona pedonale, il gestore ci aveva consigliato un parcheggio a pagamento poco distante dall’alloggio, in modo da evitare di entrare in ztl e prendere la multa. 

Più ci avvicinavamo alla destinazione più si addensavano alti condomini grigi, con le facciate mal ridotte, spacciatori centro africani letteralmente a ogni angolo. Sapevo che a Catania la mafia nigeriana ha una presenza molto forte, ma non pensavo così forte e così evidente. I pochi che camminavano per strada lo facevano in fretta e senza guardarsi troppo intorno. 
Gli occhi di Laura erano sempre più preoccupati, da quando eravamo entrati in città non aveva più detto una parola, tra l'ansia per il traffico e un po' per le zone che stavamo attraversando. 

Non ve lo nascondo, la prima impressione che ci fece Catania non fu buona, soprattutto considerando i paesi visitati in precedenza. A oggi, se si esclude il centro, è la città meno bella e apparentemente vivibile tra quelle che io abbia visitato in tutta Europa. Il biglietto da visita non fu dei migliori.
 
Arrivammo al parcheggio, a pagamento ma non custodito e la cosa, vista la zona, non ci faceva stare tranquillissimi. Il b&b non era molto lontano, e dopo due vie la città aveva assunto un aspetto completamente diverso, lunghi viali illuminati, palazzi ottocenteschi in marmo bianco, strade lastricate, vetrine e locali accoglienti. Mi voltai quasi incredulo. Ma come era possibile aver fatto duecento metri a piedi ed esser passati da little Nigeria a Madrid? 
Un conto è la periferia, l’hinterland che man a mano si avvicina al centro e così facendo cambia, ma qui, si trattava di due traverse, nulla più. Le case popolari e i quartieri tanto cupi erano letteralmente in pieno centro, a giusto due incroci di distanza dalla zona pedonale. Questo contrasto tanto forte ci destabilizzò.

Il nostro b&b era proprio sulla via principale, un vecchio palazzo senza ascensore. Salimmo al terzo piano e anche questa volta ci trovammo in un locale tenuto bene, non ristrutturato da poco come a Messina, ma comunque piacevole. Ci accolse un signore sulla cinquantina che ci disse subito che loro la colazione non l’avrebbero servita, se non come servizio in camera da richiedere la sera prima, per via delle norme in vigore. Non ci importava, la mattina dopo ci saremmo svegliati presto in direzione mare e avremmo sicuramente trovato un bar lungo la strada. Catania sarebbe stata per noi solo un campo-base di passaggio.

Potevamo finalmente pensare a dove cenare!
Sin dalla prima stagione sono un fan sfegatato di “Quattro ristoranti” di Alessandro Borghese. Mi piace l’idea, il format, la regia e la semplicità messa in campo. Durante il nostro viaggio avremmo visitato ben tre località nelle quali la trasmissione aveva fatto una puntata: Catania (ristorante under 30), Palermo (street food), Napoli (pizza, ovviamente). Bene, per un motivo o per un altro tutti i posti che avevo scelto di provare li avremmo trovati chiusi o non disponibili. Tutti quanti! Adesso, io non so se le coincidenze esistono, ma quante probabilità ci sono di scegliere tre locali in tre città diverse e non poter mangiare in nessuno di essi?! Tra l'altro tutti in città turistiche in pieno Agosto...in nessuno! 

Comunque, una volta arrivati al locale scelto per Catania (la Buatta, per chi lo volesse provare), lo trovammo per l’appunto chiuso per lavori di ristrutturazione. Dopo lunghe passeggiate avanti e indietro per il corso che tagliava in due la città e ormai sfiniti, scegliemmo di cenare nel ristorante dove la ragazza che faceva da “buttadentro” ci fece l’impressione più autentica. 
Mangiammo bene, ma non ritrovai i sapori che cercavo. Non ero davanti a ricette pure e tradizionali. La costante ricerca di avvicinarsi ai palati dei turisti aveva fatto perdere quel quid in più in cui speravo, quell’effetto wow che mi avrebbe fatto dire “ora sono in Sicilia”. 

Verso la strada del ritorno, ormai stravolti ma sazi, passammo accanto a una pasticceria dall'aria estremamente tipica. La tentazione era troppa! Entrai e comprai un cannolo. 

Eccolo lì, finalmente, il sapore autentico e genuino, senza compromessi, che cercavo in Sicilia. Cannolo fragrante, croccante ma non duro, fritto nello strutto, ambrato, profumato con all’interno quell’esplosione di cremosità aggressiva, decisa, preponderante, della ricotta di pecora, che impastava la bocca. Ora potevo dirmi soddisfatto. Fu il cannolo più buono di tutto il viaggio in Sicilia, arrivato per caso, sottostimato e poi ricordato come il migliore. 

Potevo andare a letto con lo stomaco pieno come un uovo, ma felice come una Pasqua.

Ci svegliammo il mattino seguente e la decisione fu presa: andare subito in direzione Siracusa, fare colazione lì, un giretto veloce e poi, prima di Noto fermarci lungo la strada, così da fare un’altra giornata di mare. 
Catania, a causa di quanto ci aveva mostrato arrivando, non ci aveva attratto o dato motivi per fermarci oltre. Potevamo ripartire senza rimorsi.

Ci preparammo belli pimpanti, nessuno mi aveva parlato di Siracusa, ma non vedevo l’ora di andare al mare, la fermata in questa città sarebbe stata solo una toccata e fuga (o almeno questo era quello che pensavamo in quel momento, ma ovviamente non andò così). 

Salutammo il gestore del b&b che passò il tempo a lamentarsi per la situazione causata dal Covid, tutto un altro approccio rispetto alle sorelle messinesi. Qui eravamo stati semplicemente dei clienti, nient'altro.

Dopo aver comprato OTTO bottigliette d'acqua, ripartimmo.
Il nostro secondo giorno in Sicilia stava iniziando ed eravamo carichissimi.

Avevamo già fatto e visto moltissime cose e le premesse per le prossime tappe erano anche migliori. Il viaggio in Sicila, adesso, stava per entrare davvero nel vivo!

Prossima destinazione: Siracusa



(a seguire Capitolo 5 – Siracusa, in provincia di Atene)

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