È stato un anno complicato questo, su molti fronti. Non c’è nemmeno bisogno
di entrare nei dettagli, basta un numero per spiegare tutto: 2020.
Abbiamo preso le nostre emozioni, le abbiamo gettate in un simulatore Nasa per la forza centrifuga e abbiamo testato fino a che punto potessero reggere.
Abbiamo preso le nostre emozioni, le abbiamo gettate in un simulatore Nasa per la forza centrifuga e abbiamo testato fino a che punto potessero reggere.
Senza nessun tasto STOP da schiacciare, senza nessuna uscita di sicurezza,
senza nessuna parola in codice, senza la possibilità di battere tre volte sul
tappeto del ring per arrendersi, senza alcuna spugna da poter gettare per far
suonare il gong.
Poi, però, abbiamo visto il classico spiraglio in fondo al tunnel. Le nuvole si sono diradate, se pur senza sparire del tutto, ridandoci un po’ di respiro. Sì, siamo tornati a respirare, non del tutto liberi, ma meno oppressi.
Poi, però, abbiamo visto il classico spiraglio in fondo al tunnel. Le nuvole si sono diradate, se pur senza sparire del tutto, ridandoci un po’ di respiro. Sì, siamo tornati a respirare, non del tutto liberi, ma meno oppressi.
Era Giugno inoltrato e la mia voglia di evasione, di vedere il mare, di
respirare iodio, di affondare i piedi nella sabbia fine, si scontrava con alcune
ma persistenti domande.
“Andare all’estero sarà sicuro? E se dovessero
cancellare i voli? Rimanere in Italia? Rimanere a casa? E se a Settembre
ribloccassero tutto?”.
Ok, avevo la mia risposta. Una cosa sola era certa. Non sarei rimasto a casa, non avrei perso quella fugace occasione. Era giunto il momento di scendere a compromessi, trovare il giusto rapporto tra libertà e sicurezza.
Ok, avevo la mia risposta. Una cosa sola era certa. Non sarei rimasto a casa, non avrei perso quella fugace occasione. Era giunto il momento di scendere a compromessi, trovare il giusto rapporto tra libertà e sicurezza.
Iniziai e fare la lista delle mie condizioni:
1- Mare. Basta avere l’orizzonte visivo limitato da palazzi grigi, avevo bisogno di libertà visiva.
2-
Spazi, appunto. Niente spiagge con
ombrelloni appiccicati e gente che parla tutto il giorno del Covid intorno a me, scusate, ma ne ho avuto abbastanza.
3-
Novità. Volevo vedere e fare qualcosa di
nuovo. Tutto questo periodo ci ha insegnato (o almeno spero che lo abbia fatto)
che diamo per assodate tutte le nostre libertà. Bè non è così. Quindi volevo
fare/vedere qualcosa che non avevo fatto prima. Basta rimandare i progetti
all’anno dopo.
4-
Serenità. Avrei evitato tutte le
destinazioni sulla carta troppo affollate. Niente location troppo turistiche,
niente locali, niente posti rinomati, anzi, avrei optato per posti
sottovalutati.
5-
Indipendenza. Non ero disposto a
scendere a compromessi sulla scelta delle vacanze, sul luogo, sul periodo,
sulla compagnia.
6-
Tragitto. Mi sarei mosso solo in auto
per evitare la cancellazione degli aerei e/o tamponi/test preventivi, possibili
quarantene al rientro, Nazioni si, Nazioni no. No no no. Sono vacanze, voglio
tranquillità e zero sbattimenti.
1- Mare. Basta avere l’orizzonte visivo limitato da palazzi grigi, avevo bisogno di libertà visiva.
I miei nonni hanno una casa ai lidi ferraresi. Sarebbe stata la scelta più semplice in assoluto. Amo quel posto. Non per il luogo in sé, ma per quello
che rappresenta, per le persone che mi ha fatto conoscere, per le emozioni che
mi ha fatto provare, per i ricordi indelebili che mi ha donato. Ma quest’anno
non può essere la scelta giusta… Guardando la lista sopra mi resi subito conto
che almeno 3 punti di 6 non avrebbero rispettato le mie aspettative. Troppo
alto un compromesso del 50%, almeno per ora.
Quindi dove andare?
Quindi dove andare?
Negli ultimi due anni ho accantonato, per varie ragioni, due tipi di viaggio che mi ingolosivano molto.
Ho sempre preferito fare vacanze con gli amici, consapevole che tanto, prima o poi, avrei avuto tempo di fare tutto. Il classico procrastinare. Ma quest’anno no.
Uno dei viaggi che avevo sempre avuto in mente di fare era su una piccola barca a vela. Non sono una persona esigente, anzi, più il viaggio è spartano più mi trovo a mio agio.
Mi sarebbe bastata una piccola barca da 10/12 metri, cabina condivisa, cambusa, 5/6 estranei intorno e nulla più. Solo il mare.
Così cercai sui siti specializzati la tipologia di viaggio più adatto a me, e lo trovai! Era perfetta.
Iniziai a parlare del mio programma a una mia cara amica. Il confronto fa sempre valutare le cose da prospettive differenti. E invece lei che fece? Pensò bene di autoinvitarsi e aggiungersi a me.
Ero molto titubante a riguardo. Mi trovo benissimo con Laura, che sia ben chiaro. Il problema non sarebbe stato lei, ma le aspettative e la convivenza. Fare le vacanze con gli amici è stupendo, anzi, più si è meglio è. Però in due è diverso. Bisogna davvero essere molto affini, capire le esigenze dell’altra persona, avere interessi, stili di vita, approccio alle situazioni di stress compatibili. E poi non ci nascondiamo dietro al solito politically correct, è ancora più complicato con una ragazza.
In barca gli spazi sarebbero stati ridotti, non avremmo avuto possibilità di movimento ed era una situazione che non conoscevo. Non ero nemmeno sicuro che avrei sopportato io quella dimensione nuova, tanto stretta internamente quanto ampia negli orizzonti.
Ogni tanto, soprattutto in vacanza, mi piace isolarmi qualche minuto, magari fare una passeggiata lungo la spiaggia da solo, leggermi un libro, mettermi le cuffie e ascoltare la musica. Se si è in cinque tutto questo passa quasi inosservato, ma in due? Avrei potuto sentirmi costretto in situazioni a me non congeniali. Costretto a dover parlare quando avrei avuto voglia di tacere, ascoltare quando avrei voluto silenzio, stare quando avrei voluto andare. Se fossimo stati almeno in tre sarebbe stato tutto più semplice, almeno per me. Avrei saputo che l’altra persona, anche in mia assenza, avrebbe avuto un altro appiglio, e soprattutto non avrebbe pensato che il mio isolarmi dipendendesse da lei. Siamo onesti, è così. Se una persona che sta con noi si stranisce pensiamo subito che sia dovuto a qualcosa su cui abbiamo, più o meno, responsabilità. E a Laura non volevo dare questo peso o metterla nella posizione di stranirsi per cose che non sarebbero assolutamente dipese da lei.
In una situazione normale non avrei avuto tutte queste paranoie. Avrei semplicemente declinato: “Ringrazio il notaio ma rifiuto l’offerta e vado avanti” per citare un famoso game show televisivo.
Ma vi ricordate la premessa iniziale? L’isolamento forzato, la mente che fa
voli pindarici, il turbinio delle emozioni? È racchiuso in tutti questi dubbi. Troppo
tempo da soli porta anche a questo, ad analizzare ogni sfaccettatura, perché
non c’è altro che ci distragga o che occupi il tempo.
Come spesso faccio, cercai di guardare le cose da una prospettiva esterna (tanto il tempo per farlo non mi mancava), e mi accorsi che la barca a vela era l’opzione migliore per me, ma non per “noi”. Alla fine, in questa equazione, era la costrizione dettata dall’habitat a crearmi tutti gli altri dubbi. Quindi cercai di cambiare questo fattore. E se non facessi la vacanza in barca a vela? E se ipotizzassi di fare con Laura un viaggio on the road? Era la seconda tipologia di vacanza che avrei voluto fare ma che, all’inizio, non avevo preso in considerazione semplicemente perché non mi sarebbe piaciuto farlo da solo. È un viaggio che, al contrario della barca a vela, mi sarebbe piaciuto condividere. Adesso i tasselli si incastravano al loro posto più facilmente. Avevo in mente una meta. L’unica regione italiana che non avevo ancora visitato: la Sicilia.
Tutto sembrava tornare…
O quasi, qualche dubbio continuava ad aleggiarmi in testa, ma erano più dovuti a me che al viaggio in sé.
Quando proposi questa seconda opzione a Laura mi sembrò vagamente più
serena. E nemmeno lei aveva mai visto la Sicilia.
Rimaneva un unico grandissimo problema: il bagno!
Ribadisco: va bene che siamo amici, ma condividere il bagno per una vacanza intera! Decisi di non girarci troppo intorno e le proposi una conditio sine qua non: o lei sarebbe stata SEMPRE la prima a usare il bagno o non se ne sarebbe fatto nulla, saltava la vacanza.
Ovviamente lei accettò. Non restava che organizzare il viaggio.
Rimaneva un unico grandissimo problema: il bagno!
Ribadisco: va bene che siamo amici, ma condividere il bagno per una vacanza intera! Decisi di non girarci troppo intorno e le proposi una conditio sine qua non: o lei sarebbe stata SEMPRE la prima a usare il bagno o non se ne sarebbe fatto nulla, saltava la vacanza.
Ovviamente lei accettò. Non restava che organizzare il viaggio.
Laura mi mandò una lista di cose che le sarebbe piaciuto vedere. Si
trattava di fare praticamente tutto il giro dell’isola, da Messina a Palermo.
Ogni volta che toglievamo una destinazione se ne aggiungevano altre due. Impressionante
quante cose ci siano da vedere in Sicilia.
Ben presto fu chiara una cosa: non potevamo pensare di fare un viaggio così in una settimana.
Avremmo dovuto rinunciare a troppe cose, troppi paesi, troppe realtà. Dovevamo prolungare il viaggio a due settimane. E anche così facendo sarebbero rimaste fuori tutte le isolette.
Ben presto fu chiara una cosa: non potevamo pensare di fare un viaggio così in una settimana.
Avremmo dovuto rinunciare a troppe cose, troppi paesi, troppe realtà. Dovevamo prolungare il viaggio a due settimane. E anche così facendo sarebbero rimaste fuori tutte le isolette.
Partiamo con ordine.
Le tappe irrinunciabili erano: Caltagirone, la parte materna della mia famiglia è tutta originaria di quel paese, sarebbe stato impensabile per me non visitare un luogo sentimentalmente a me così vicino. Noto, indicazione ricevuta da una collega di Laura. Ammetto la mia ignoranza, non avevo mai sentito parlare di questo comune e sarebbe stato un errore madornale non visitarlo! Valle dei templi di Agrigento per la mia fame di cultura, le saline di Marsala ed il borgo di Erice scelte da Laura per le foto e i colori del tramonto, San Vito lo Capo per il mare, Capaci per un solenne saluto a uno dei momenti più bui della storia italiana e Palermo.
Le tappe irrinunciabili erano: Caltagirone, la parte materna della mia famiglia è tutta originaria di quel paese, sarebbe stato impensabile per me non visitare un luogo sentimentalmente a me così vicino. Noto, indicazione ricevuta da una collega di Laura. Ammetto la mia ignoranza, non avevo mai sentito parlare di questo comune e sarebbe stato un errore madornale non visitarlo! Valle dei templi di Agrigento per la mia fame di cultura, le saline di Marsala ed il borgo di Erice scelte da Laura per le foto e i colori del tramonto, San Vito lo Capo per il mare, Capaci per un solenne saluto a uno dei momenti più bui della storia italiana e Palermo.
I punti essenziali c’erano, adesso bisognava capire cosa aggiungere per completare il giro e collegare tutti i puntini, proprio come nei giochi della “Settimana Enigmistica”.
Favignana dopo lunghe discussioni era da escludere, Siracusa era di passaggio tra Catania e Noto, Ragusa era troppo decentrata, via, Mazara del Vallo era un giusto punto dove fermarsi prima di Marsala, Corleone era troppo interno, il tour in quad sull’Etna ci avrebbe tolto almeno mezza giornata, e dai piani non avevamo tutto quel tempo a disposizione, Modica troppo fuori rotta. Quante rinunce!!!
Ogni giorno Laura cercava di aggiungere qualche altra destinazione o
qualche attività, e lo stesso facevo io. Piazza Armerina era tanto vicina a
Caltagirone, e Ragusa Ibla? Le foto di Favignana intasavano il web! E
rinunciare all’Etna… era un circolo vizioso, non ne uscivamo, tornavamo sempre
sugli stessi punti. Eravamo tanto sicuri di escludere tutta la costa nord? Capatina
a Cefalù? No no no, non si poteva.
Presi dall’enfasi di calcolare tempi di guida tra una location e l’altra, la
fattibilità, dove fermarsi a dormire e cosa visitare solo di passaggio, ci
siamo accorti che avevamo tralasciato la cosa più importante: le ferie che
l’azienda mi aveva concesso non combaciavano con quelle date a Laura. Io avevo
scadenze inderogabili la prima settimana di Agosto. Per questo fu Laura a
doversi sacrificare e chiedere ai suoi responsabili di cambiare le date che
aveva previsto di essere via. Ci fu qualche giorno di panico, ma poi arrivò la
conferma. Potevamo procedere con la prenotazione del traghetto. L’idea era:
partenza da Salerno, arrivo a Messina per l’andata, e partenza da Palermo con
arrivo a Salerno per il ritorno. In questo modo si sarebbe incastrata a fagiolo
un’altra destinazione che non avevamo mai visto: Napoli! E saremmo capitati lì
proprio il giorno del ventinovesimo compleanno di Laura. Per non correre rischi
la cosa più urgente era quella di bloccare il traghetto, una volta avute le
date esatte di arrivo e partenza potevamo procedere ad organizzare tutto il
resto. Avevamo fatto tutto praticamente in una settimana.
Decidemmo di usare la
sua Ford Fiesta. A dire il vero mi spiaceva usare la sua auto per un viaggio così
lungo, ma allo stesso tempo mi sentivo più tranquillo, è sicuramente più
maneggevole e parcheggiabile della mia, e lei si sentiva più sicura nel caso
avesse dovuto guidare. Con il senno di poi la piccola Fiesta fu la scelta
migliore che potessimo fare, ma ci arriveremo!
Prenotammo il traghetto.
Adesso, io non credo di essere estremamente superstizioso, ma era un anno bisesto, pardon, era il 2020, una pandemia mondiale in fase calante ma pur sempre presente e per non farci mancare nulla la compagnia del traghetto dell’andata sarebbe stata la “Caronte”. Cioè, io vi voglio bene, ma chi diavolo è il responsabile marketing di quell’azienda?! Già mi immaginavo una nave fantasma piena di zombie…
Comunque, tralasciando il nome, il costo del viaggio, in due più auto, a/r sarebbe stato 120€ a testa. Perfetto!
Adesso, io non credo di essere estremamente superstizioso, ma era un anno bisesto, pardon, era il 2020, una pandemia mondiale in fase calante ma pur sempre presente e per non farci mancare nulla la compagnia del traghetto dell’andata sarebbe stata la “Caronte”. Cioè, io vi voglio bene, ma chi diavolo è il responsabile marketing di quell’azienda?! Già mi immaginavo una nave fantasma piena di zombie…
Comunque, tralasciando il nome, il costo del viaggio, in due più auto, a/r sarebbe stato 120€ a testa. Perfetto!
C’era finalmente qualcosa di solido. Potevamo iniziare la pianificazione in
modo serio e concreto.
Due punti erano certi: arrivo a Messina in data “x” alle 22.30, ripartenza a Palermo in data “y” alle 10.30. In mezzo a queste due date si apriva davanti a noi una tela bianca che non aspettava altro di essere colmata. Iniziammo a inserire tutto (e dico tutto) ciò che ci veniva in mente. Infattibile. Ma già lo sapevamo. Iniziammo al contrario, inserendo solo le destinazioni vincolanti. Man a mano aggiungevamo le destinazioni intermedie.
Due punti erano certi: arrivo a Messina in data “x” alle 22.30, ripartenza a Palermo in data “y” alle 10.30. In mezzo a queste due date si apriva davanti a noi una tela bianca che non aspettava altro di essere colmata. Iniziammo a inserire tutto (e dico tutto) ciò che ci veniva in mente. Infattibile. Ma già lo sapevamo. Iniziammo al contrario, inserendo solo le destinazioni vincolanti. Man a mano aggiungevamo le destinazioni intermedie.
Sembrava tornare tutto, e invece no!
Praticamente nei primi quattro giorni avremmo fatto solo mezza
giornata di mare. Fermi tutti, condizione questa non accettabile. Ricominciamo
da capo. Io Taormina la avrei evitata volentieri, troppo turistica, però poteva essere
un buon compromesso, così avremmo aggiunto un’altra mezza giornata di mare. Ma se si
aggiunge qualcosa vuol dire che qualcosa bisogna sottrarlo. Via il tour in quad
dell’Etna.
Man a mano la preparazione fu tutta così, una serie di trattative per far coincidere tempi e interessi. Decidemmo che avremmo passato il 14 Agosto ad Agrigento, sicuri che in una città così grande avremmo trovato feste degne di tal nome. Fu una delusione su tutti i fronti, ma con calma, arriveremo anche ad Agrigento.
Destinazioni decise. Era il momento di fermare gli alloggi. Indicazioni da tener presenti: posti in centro per non muoverci in auto, con parcheggio annesso almeno nelle città di Catania e Palermo, niente alberghi super attrezzati, volevamo b&b gestiti da gente del posto, in modo da vivere la Sicilia il più possibile. Qualcosa di carino e di particolare, niente 4 stelle, niente ristoranti annessi, solo un letto e una doccia. Alla fine, trovammo tutte situazioni che sulla carta sembravano a dir poco centrate: illusione o realtà? Ancora troppo presto per saperlo. Ma vi assicuro che tra foto e il mio amato e sfruttatissimo TripAdvisor sembrava davvero che sulle sistemazioni non avremmo avuto alcun problema. Inoltre, ovviamente, abbiamo optato solo per strutture che avessero la cancellazione gratuita fino al giorno prima. Così facendo avevamo ancora più spazio di manovra nel caso avessimo voluto modificare l’itinerario in corso.
Quindi, conto totale: 550€ a testa, per passare 14 notti (comprese le due notti a Napoli), non male direi!
Il tour on the road per la Sicilia era finalmente pronto! Traghetto e pernotti erano stati fissati, non ci serviva altro. Il resto sarebbe stato in divenire.
Rimanevo sempre un po’ perplesso di quanto poco mare facessimo all’inizio. Tutto il tour mi piaceva, però lo percepivo come un po’ tirato. Per dare sfogo alla mia voglia di mare avremmo fatto tre giorni a San Vito lo Capo, attirato dalle foto e dalle descrizioni del posto. Ma aveva senso fare mezza giornata di mare qua e là per poi farne tre filate alla fine del viaggio? Già sapevo la risposta. La soluzione più adatta mi sembrò quella di aggiungere una notte a Noto, in modo da aggiungere un po’ di mare nel siracusano, e rendere le tappe più costanti. Non rimaneva che cambiare tutte le date a tutti gli alloggi prenotati da Catania in poi, che ci vuole? Mannaggia a me!
Dopo aver fatto anche questa operazione, il risultato fu:
1 notte a Messina
1 notte a Catania
2 notti a Noto
2 notti ad Agrigento
2 notti a Mazara del Vallo
2 notti a S.Vito Lo Capo
2 notti a Palermo
Adesso, finalmente, era tutto pronto. E tutto aveva un senso. Almeno sulla carta.

Costrinsi Laura a far stare tutta la sua
roba in un bagaglio a mano. Avremmo dovuto cambiare alloggio ogni due giorni, inutile
portarsi troppi vestiti. Fu per lei uno sforzo immondo, ma ci riuscì (se non contiamo lo zaino aggiuntivo solo per le scarpe e la roba sparsa in giro per la macchina...)
Proprio per l’idea che avevamo di non stare in mezzo alla gente, per l’amore per le spiagge più wild e per l’impronta di libertà che volevamo dare al nostro viaggio, decidemmo di portarci due ombrelloni e la borsa frigo, in modo da sfruttare al meglio le spiagge libere. Si aggiunsero le racchette da beach tennis, un telo per unire gli ombrelloni e creare una sorta di rudimentale gazebo, le carte da scala, il cuscino gonfiabile, una sediolina pieghevole, scarpe da scoglio, cassa usb per la musica, immancabile cappello di paglia, creme, aloe, insomma, eravamo pieni di roba! Potevamo rimanere in viaggio due mesi con tutte quelle cose!
Avevamo tutto, penso. Potevamo partire.
(a seguire il capitolo 2 - Il viaggio)
Commenti
Posta un commento